Il ministro: «Ho sconfitto il cinismo. Pd e Terzo polo imparino la lezione». La maggioranza tiene, ma continua la ricerca di adesioni. Il ministro incassa la fiducia con 314voti Il governo supera un altro ostacolo e la maggioranza riesce a salvare il titolare dei Beni Culturali Assenze tra le opposizioni per la concomitanza con il Consiglio d'Europa sui cristiani perseguitati L'atmosfera irriverente oscilla tra l'ironico, il sarcastico e lo scherzoso, facendo presagire un voto scontato. L'aula è in gran fermento e ogni occasione è buona per accendere una miccia, destinata a spegnersi di lì a poco. Ma gli accordi sono stati già fatti e sottoscritti, e i conti anche, quando, a sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ottiene la fiducia. Le mozioni che lo vogliono mandare a casa vengono bocciate con 314 no, 292 sì e 2 astenuti. Complice la votazione al Consiglio d'Europa sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo, che fa registrare diverse assenze tra i banchi delle opposizioni, la maggioranza non corre rischi per la prima prova del fuoco dopo il riassetto dello scenario di governo, e il ministro (salvo dimissioni spontanee e tutte politiche) resta al suo posto. «Il Pd e i partiti ispirati da Fini e da Casini trarranno qualche insegnamento dalla sonora sconfitta di oggi», tira un sospiro di sollievo il coordinatore del Pdl. Così il ministro cambia tono e si fa più deciso, convinto che il suo auspicio non verrà realizzato, perché gli ex alleati «sopravvivono da decenni nel grigiore della politica politicante e si distinguono unicamente per la loro capacità manovriera, per la loro indifferenza ai problemi del Paese». Solo qualche ora prima, lo stesso Bondi si era rivolto con toni diversi alle opposizioni tutte, ricordando anche il suo passato nel partito comunista. Ma senza fare breccia negli avversari. Perché, secondo il titolare dei Beni culturali, quello che avrebbe spinto la minoranza a presentare le tre mozioni di sfiducia non sarebbe stato il caso specifico dei crolli di Pompei, quanto una motivazione meramente «strumentale». Né lo negano i diretti interessati, dal Pd all'Idv. Bondi, che in mattinata aveva concluso l'accordo con la Svp (pure non decisiva con i suoi voti) per il restauro del monumento alla Vittoria e gli altri «relitti fascisti», respinge le accuse delle opposizioni: «A dare il colpo mortale al finanziamento della cultura in questi ultimi anni siete stati voi della sinistra», dice. Nel 2007, ricostruisce, «la finanziaria ha stabilito che i proventi dei biglietti di ingresso ai musei e alle aree archeologiche fossero assegnate al Tesoro per poi essere riassegnate alla Cultura il 50 per cento», con un taglio di 150 milioni di euro. «Dov'era allora l'onorevole Rutelli?». E avanti con tagli su tagli. Quanto a Pompei, ammette Bondi, «dal 2002 ad oggi ci sono nelle casse di Pompei 50 milioni di euro da poter spendere». Fondi preziosi, che non convincono le opposizioni, per niente d'accordo con Bondi sugli interventi fatti dal suo dicastero per salvare lirica e cinema. Ma al di là del merito, Pd, Idv e terzo polo chiedono le dimissioni per mandare a casa l'intero governo. «Votiamo la sfiducia a lei e ripetiamo che questo Paese ha bisogno di un cambiamento radicale», scandisce Michele Ventura, vicecapogruppo vicario del Pd. «Lasci il ministero che non sa far funzionare e Berlusconi si dimetta», chiede a nome dei democratici. «Al ministro condivide per Fli Fabio Granata spetterebbe un gesto di dignità personale» visto che è anche uno dei leader del partito di maggioranza relativa». Ancora più dura 1a richiesta di Pierfelice Zazzera dell'Idv. Il presidente della Camera Fini lo richiama all'ordine due volte, ma l'aula si infiamma per i toni usati e la maggioranza chiede che venga interrotto. Invece l'Idv va oltre e Barbato espone un cartello con la scritta "Villaggio preistorico di Nola", con un riferimento al «reperto archeologico spiega schiacciato da una frana, senza nessuna tutela». La tensione cresce e va avanti fino al voto, quando in un battibecco tra Lo Presti, Granata e il leghista Allasia vola anche uno schiaffo. Ma proprio l'esito scontato del voto fa rientrare le polemiche, almeno fino alla prossima fiducia. CURIOSITÀ La neo-mamma pd Mogherini in aula: «Un altro voto vano...» Il 14 dicembre si presentò in aula con il pancione per votare la sfiducia a Berlusconi. Ieri, a un mese dalla nascita della piccola Marta, la deputata del Pd Federica Mogherini era di nuovo a Montecitorio per votare contro il ministro Bondi: «Il mio voto è stato inutile anche oggi...», ha osservato al termine. La neo mamma è giunta alla Camera pochi minuti prima che iniziasse la «chiama» del voto nominale sulla mozione di sfiducia a Bondi, e, grazie al fatto che sta allattando la figlia, ha potuto votare tra i primi, non aspettando l'ordine alfabetico. Mogherini ha mostrato di essere in forma: «La bambina dorme di notte e questo mi permette di riposare. Però mangia ogni due ore e mezzo, per questo devo correre via». HANNO DETTO GELMINI: SUICIDIO DELLA SINISTRA «Si consuma oggi alla Camera l'ennesimo suicidio politico dell'opposizione commenta il ministro dell'Istruzione .La sinistra, incapace di proporre al Paese iniziative politiche degne di questo nome, si scontra nuovamente con la dura realtà dei numeri...» RUTELLI: È SOLO TAPPA DELLA BATTAGLIA «Non è questione di dare una spallata a questo o a quel ministro dice il leader Api .La nostra è una battaglia campale a difesa della cultura italiana, rispetto alla quale Bondi è assente. E la battaglia prosegue anche in futuro...» CASINI: NON È UNA GRANDE QUESTIONE «Non è una grande questione: se avessimo condiviso l'operato di Bondi avremmo votato contro la sfiducia, poiché non lo abbiamo condiviso abbiamo votato la sfiducia». Per il leader Udc «non è cambiato nulla, la maggioranza in Aula c'era il 14 dicembre e c'è anche oggi».