CREARE una rete ancora più stretta con i diversi enti locali, ripensare ad un progetto per valorizzare i tanti reperti trovati negli scavi degli ultimi decenni, puntare magari ad un museo per la protostoria bolognese (non necessariamente nel centro della città ma sfruttando realtà periferiche), assicurare un ricambio generazionale ai funzionari introducendo nuovi giovani. Sono queste le priorità per Filippo Maria Gambari, da poco più di un mese alla guida della Soprintendenza ai Beni archeologici dell' Emilia Romagna. Famiglia in Piemonte, ancora la guida ad interim della Soprintendenza in Liguria, Gambari per il momento si divide per ricoprire diversi ruoli ma la situazione emiliana gli è ben familiare. «Mi sono laureato a Milano ma nel ' 76 per la mia tesi sulla nuova necropoli in zona Roveri sono stato qualche mese a Bologna frequentando il Museo archeologico. Per questo ci sono molto affezionato. - ricorda -. E' uno dei musei più importanti in Italia ma soffre la carenza di spazi, con la duplice necessità di rappresentare la storia del museo e i reperti degli scavi». Una situazione che va a cozzare con il numero incredibile di ritrovamenti sul territorio degli ultimi anni che in passato ha avviato un dibattito su come presentare e valorizzare queste ricchezze. Su questo Gambari ha chiaro su cosa fare e non fare, anche se un reale progetto deve fare i conti con la crisi e i tagli alla cultura. «Da un po' di tempo l' Emilia Romagna è al centro dell' attenzione per ritrovamenti eccezionali avvenuti con operazioni di controllo preventivo su lavori pubblici e privati. E questo grazie alla capacità dei funzionari di questa soprintendenza, una risorsa che potrebbe venire meno se non ci sarà un ricambio generazionale a breve, se non si lascerà posto ai giovani. - prosegue -. E' difficile comunque pensare che tutti i ritrovamenti possano confluire nel museo bolognese. Bisogna piuttosto trovare una soluzione secondo una logica in scala locale e regionale, capire se ci sono le risorse per aprire un altro spazio e se il Comune ha la forza per gestirlo. Eventualmente pensando ad un edificio fuori dal centro, comeè il Museo di Castenaso. Il grande ruolo di Bologna preromana travalica le competenze comunali». Ma non sono soloi costia indirizzare le scelte di un eventuale nuovo spazio. Per Gambari occorre un progetto di ampio respiro che dia visibilità in tempi brevi ai tesori ritrovati perché il pubblico non percepisca solo il lato negativo del lavoro della soprintendenza, vista come "quella" che rallenta o ferma i cantieri. «Soprintendenza, musei e università hanno visioni parzialmente diverse ma non dobbiamo eccedere nel personalizzarle. Il museo ha interessea mostrarei reperti ma non per questo è giusto portare nelle sale solo qualche pezzo, magari prezioso e accattivante, distaccandolo dal contesto dello scavo. Sarà tutto più semplice se creiamo, insieme, un disegno strategico più generale che sappia dare risposte adeguatea questi problemi. Oggi non abbiamo risorse ma possiamo creare un processo per tappe».