Assessore del Comune di Napoli a Biblioteche civiche e Archivi storici LE garbate e al tempo stesso penetranti considerazioni sollevate sulle pagine di "Repubblica" di domenica a firma di Aurelio Musi per "ricordare" alla città dell' esistenza di importanti istituzioni culturali come la Società Napoletana di Storia Patria, che sono fondamentali per mantenere viva la memoria storica del territorio, meritano ulteriori approfondimenti. Va innanzitutto ribadito, e personalmente non mi sentirò mai di dimenticarmi di sollecitarlo in tutte le occasioni possibili, che le attività impegnate nell' ambito della cultura e tutto quanto in essa può venir compreso, vanno viste come beni duraturi, dunque attività di carattere "produttivo": occupano persone, danno vitaa raccolte, forniscono le risposte ai fatti della storia, generano pubblicazioni, producono idee. Ogni esternazione di chi sostiene che di cultura non ci si può cibare, non solo lascia il tempo che trova, ma deve vederci impegnati in una battaglia senza quartiere per evitare di vederci costretti a convivere con chi vuol affossare il confronto e la libera circolazione delle idee. Al Comune di Napoli, che pure ha la sua grande responsabilità per la sopravvivenza della Storia Patria, va riconosciuto lo sforzo di impegnare anno per anno un contributo finanziario e quest' anno, pescando dagli esigui fondi dell' assessorato alle Biblioteche, si è pure offerto il riconoscimento formale di un progetto per la promozione e la diffusione della lettura, cui seguirà una piccola erogazione finanziaria quale segno di attenzione e di rispetto verso le attività e gli enormi sforzi che quotidianamente ci offrono da Storia Patria. Dalla Regione, che è l' unico ente locale a detenere importanti risorse finanziarie, arriva chiaro e forte il segnale di volersi occupare in modo fattivo delle politiche culturali, non ci si dimentica del ruolo istituzionale, ma quando vedremo attuato questo compito da parte dell' intero governo regionale? Eppure basterebbe, tanto per cominciare, adeguare le normative per le erogazioni che è quel che rischia di far morire la Storia Patria. Finché la Regione continuerà a erogare le proprie risorse solo dopo aver ricevuto le certificazioni dei pagamenti effettuati per ogni progetto, lasciando dunque ai richiedenti l' onere di dover anticipare quegli stessi fondi che vanno a ricercare all' esterno, risulta scontato l' impatto di questo modo di procedere: la chiusura e il fallimento. Se la politica di incentivazione culturale deve incentivare e sollecitare progetti, non può finanziarli in ritardo, basterebbe che dietro opportune certificazioni, con l' apertura di appositi capitoli di bilancio, gli enti richiedenti dimostrassero che la imminente provvista servirà a coprire quegli stessi costi che sono finanziati con risorse pubbliche... possiamo chiederlo alla Regione? Dal Comune ci stiamo provando: con l' assessore Saggese ho avviato la verifica di fattibilità contabile alla apertura di capitoli di bilancio per i crediti in arrivo, in questo modo si potranno finanziare anche le biblioteche comunali che pure sono fondamentali per la loro triplice funzione di conservazione, tutela e fruizione. Quale l' impegno che può prendersi la Regione che dai ben più cospicui fondi europei può pescare, per non fare fallire definitivamente chi si sforza di realizzare non solo crescita culturale, ma anche sociale?