L'antica struttura è entrata a far parte della classifica del Fai LA STORIA Opera idraulica realizzata a partire dalla prima metà del '600 è stata abbandonata dall'inizio dell'800 dopo un secolo di attività come mulino e diga La tragedia. I motivi dell'abbandono sono da ricondursi a un incidente che costò la vita a due fratelli. Il lago, su ordine del governo di allora, venne prosciugato Il sindaco annuncia «Sarà visitabile nei giorni dedicati a questi gioielli» Il Mulinaccio di Scandicci tra i luoghi del cuore del Fai. La classifica è stata stilata dal Fondo ambientale italiano, e resa nota ieri. L'antica struttura si è piazzata al 64 posto su base nazionale, ma al quinto nel panorama toscano. Meglio hanno fatto la chiesa di Santa Caterina a Lucca, prima toscana, la stazione radiotelegrafica Marconi di Coltano (Pisa), la fortezza medicea di Sansepolcro (Arezzo) e il Santuario della Madonna del Monte a Marciana, isola d'Elba. La storia del Mulinaccio comincia nella prima metà del 1600, quando la famiglia Galli Tassi che possedeva una villa sulla sommità della collina che sovrasta San Vincenzo a Torri, decide si sbarrare con una diga il torrentello che scorreva nella valle sottostante, dando vita a un lago artificiale per caccia e pesca. A quel punto dopo varie dispute sulla proprietà del terreno, viene concesso ai familiari di edificare il mulino. In base a ricerche storiche, il mulino lavora per più di un secolo, fino alla metà dei 1700, quando nelle carte dell'archivio storico del comune di Scandicci se ne certifica l'inattività. Si trattava di una struttura che dal punto di vista ingegneristico: un mulino a ritrecine per l'esattezza, ossia con lo scorrimento dell'acqua per il movimento della mola in senso orizzontale. Ai primi dell'Ottocento due fratelli morirono annegati nelle acque del lago, che venne prosciugato per ordine del governo dell'epoca, non essendoci volontà da parte del proprietario di rimettere in funzione il mulino. Da allora l'oblio, e crolli progressivi. E' certo però che la struttura ha sempre avuto un gran fascino e un'unicità che ha portato tantissimi studiosi ad analizzare la costruzione. Anni addietro si era parlato di ristrutturarlo e renderlo fruibile al pubblico in un percorso turistico, ma non era mai accaduto niente di concreto. Ora dopo il riconoscimento del Fai, il sindaco Gheri ha dato un'anteprima: «Il Mulinaccio sarà uno dei beni culturali visitabili nelle giornate del Fondo ambientale italiano. In questi giorni il consorzio di bonifica della Toscana Centrale, sta procedendo allo sfalcio e alla ripulitura dell'area per consentire ai visitatori l'accesso. Non si esclude che questo passaggio diventi strutturato in modo da restituire alla collettività uno dei nostri tesori che sono patrimonio di Scandicci». Nel passato anche la Badia di Settimo è stato uno dei luoghi visitabili nelle giornate del Fai. E durante i giorni di apertura c'era la coda per entrare, visto il grande fascino dell'antica abbazia. Purtroppo per il recupero alla collettività dell'edificio sacro non ci sono grandi speranze.
Scandicci (FI). Mulinaccio, un luogo del cuore. Ma adesso ha bisogno di restauri
Il Mulinaccio di Scandicci è entrato nella classifica del Fai LA STORIA Opera idraulica realizzata a partire dalla prima metà del '600. La struttura, che lavorava come mulino e diga, è stata abbandonata dall'inizio dell'800 dopo un incidente che costò la vita a due fratelli. Il lago, su ordine del governo di allora, venne prosciugato. Oggi, il sindaco annuncia che il Mulinaccio sarà visitabile nei giorni dedicati a questi gioielli del Fai. La struttura si è piazzata al 64 posto su base nazionale, ma al quinto nel panorama toscano.
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