Ecco quanto "investono" nella città dei Medici e dove, invece, potrebbero davvero aiutare Firenze Ieri abbiamo messo in luce il diffuso disinteresse delle famiglie altolocate fiorentine per il nostro patrimonio culturale. Proseguiamo oggi il nostro viaggio in questa materia stigmatizzando le poche risorse lasciate dai suddetti in città e quali sono gli indirizzi dove sarebbe più urgente si presentassero per offrire il loro aiuto. Per il momento sono due fondazioni culturali ad attrarre le risorse della high society fiorentina: Al Teatro Maggio Musicale Fiorentino, tra gli altri, Ferragamo aveva dato 51 mila euro nel 2008 ma niente nel 2009; il gruppo Fingen dei fratelli Fratini sia nel 2008 sia nel 2009 aveva dato 40mila euro. La seconda fondazione beneficiaria è quella di Palazzo Strozzi: qui Ferragamo e Fingen, figurando tra i soci fondatori dell'Associazione Partner Palazzo Strozzi, versano ciascuno 100mila euro, mentre le Wine Families soci sostenitori, ovvero Antinori, Folonari, Frescobaldi e Mazzei, lasciano 30mila euro ciascuno. Una volta la parola «mecenate» aveva un altro significato ed è chiaro che nessuno oggi può solo lontanamente pensare di somigliare ai più grandi esponenti di Casa Medici, veri campioni di mecenatismo, grazie al quale Firenze è, da almeno 5 secoli, meta di turisti, appassionati etc... A monte di tutto, quindi, c'è il mecenatismo. Che oggi, se fatto nella maniera giusta, genera un ritorno d'immagine che non ha prezzo e le somme stanziate per questo genere di operazioni possono essere detratte dalle tasse. Quindi convengono anche. Detto tutto questo, possiamo solo ripubblicare - gratuitamente - una parzialissima lista di «emergenze" (comparsa appena qualche settimana fa) che aspettano solo dei veri mecenati del 3 millennio. Questa comprende la Porta Nord del Ghiberti, la Porta Sud di Pisano del Battistero, gli affreschi di Paolo Uccello nel Chiostro verde di Santa Maria Novella, l'Ultima Cena del Vasari in Santa Croce, l'affresco di Filippino Lippi alla Villa Medicea di Poggio a Caiano raffigurante Il sacrificio di Laocoonte (basterebbero 60mila euro), il completamento dei lavori interni alle Cappelle Medicee, la Cappella Salviatì della Basilica di San Marco (ci piove), il Pulpito di Donatello nella Basilica di San Lorenzo, metà della quadreria di Palazzo Martelli, le cappelle Bonaparte e del SS. Sacramento (dove è sepolto un certo Botticelli) nella chiesa di Ognissanti, le lunette del Chiostro grande di Santo Spirito, il Convento vecchio delle Oblate, la Cappella del Giambologna alla SS.ma Annunziata, i dipinti rappresentanti le Stimmate di San Francesco (Naldini) e l'immacolata Concezione (Portelli) e una quindicina di pale d'altare di Santa Croce, la Chiesa di Santa Maria Maddalena de'Pazzi, molti dipinti della collezione Corsi al Museo Bardini. A questi, volendo, aggiungiamo tonnellate di crocifissi e arredi sacri, decine di migliaia di volumi alluvionati della Biblioteca Nazionale e decine di chilometri di faldoni di documenti altrettanto fangosi dell'Archivio di Stato. Nessuno pretende milioni di euro; basterebbe dare un segnale diverso dall'attuale disinteresse.