Marisa Dalai Emiliani: la città rischia di diventare periferia La docente della Sapienza «Esiste un deficit dl strumenti adeguati alla grave situazione» L'AQUILA. «A quasi due anni dal terremoto L'Aquila vive una grave paralisi progettuale e operativa. E' forte il rischio di trasformazione della città in periferia». A lanciare l'allarme è la professoressa Marisa Dalai Emiliani, presidente dell'associazione nazionale Bianchi Bandinelli. L'istituto, nato con lo scopo di promuovere studi, ricerche ed iniziative sui problemi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, ha organizzato il convegno «L'Italia non può perdere L'Aquila. Le obiezioni, le prospettive» che si è tenuto il 19 gennaio nel teatro dei Dioscuri a Roma. «Una catastrofe come quella che ha colpito l'Abruzzo ci chiama in causa come cittadini italiani e come uomini di cultura» afferma la Dalai «l'associazione Bianchi Bandinelli si era impegnata un anno fa a non far mancare il suo contributo critico al processo di ricostruzione e recupero dei centri del cratere. Colpiva, allora come oggi, il deficit di strumenti culturali adeguati all'estrema gravità e complessità dei problemi da affrontare, il deficit di partecipazione democratica alle decisioni, il deficit di informazione e trasparenza. Ma il dibattito dei giorni scorsi ha messo a nudo un altro persistente deficit: quello organizzativo, di cooperazione e coordinamento tra amministrazioni, istituzioni e cittadini, che si traduce a quasi due anni dal terremoto in una grave paralisi progettuale e operativa». La docente della Sapienza affronta anche il problema centro storico. «L'emergenza sismica è stata trattata all'Aquila alla stregua di un grande evento, a segnalare l'urgente necessità di una riforma della Protezione Civile» ha detto «per ora il centro è stato soltanto puntellato ed è ancora invaso dalle macerie, mentre i residenti sono stati dispersi con l'operazione Case e forte è il rischio di una trasformazione della città in periferia. Se la volontà dei cittadini è di tornare nelle loro abitazioni, si deve evitare che il sisma diventi un'occasione immobiliaristica e speculativa, si deve bloccare il consumo del suolo e predisporre invece progetti di recupero, restauro e risanamento conservativo, restituendo al più presto al centro le sue funzioni vitali e la sua immagine storica, in particolare lungo i principali assi stradali». A tal proposito sottolinea la Dalai: «Non serve un piano di ricostruzione, ma l'aggiornamento del piano regolatore. Le difficoltà in cui versano le istituzioni culturali, le biblioteche, i teatri, gli enti musicali, l'Accademia dell'Immagine, l'Università, nonostante il dato confortante della flessione molto contenuta di immatricolazioni e iscrizioni degli studenti, reclamano una condivisione di programmi e progetti finora mancata, oltre a un sostegno finanziario che invece è sempre più esiguo». Infine, forte è l'allarme per il destino del patrimonio artistico: «E' minacciato non solo dall'inadeguatezza delle risorse per la programmazione degli interventi di restauro, ma, nel confermato regime d'emergenza, dal grave conflitto di competenze tra i legittimi organi di tutela e il vicecommissario delegato ai beni culturali della Protezione Civile» spiega la docente «conflitto che va risolto al più presto restituendo il proprio ruolo alle Soprintendenze, come promesso ma non fatto dal ministro Bondi. Occorre uscire dal regime di emergenza. Occorrono risorse straordinarie per tutte le strutture amministrative ordinarie, a cominciare dal Comune. All'Aquila come nell'intero Paese, legalità deve tornare a significare efficienza, non viceversa».