Oggi Bondi respingerà la sfiducia, poi... «Hanno distorto la verità; lo hanno fatto con ferocia... Un'assurda, inspiegabile ferocia. Ho visto per dieci settimane solo meschinità e ora ho una gran voglia di respirare». A una manciata di ore dal momento della verità Sandro Bondi confida agli amici più stretti tutto il suo disagio verso una politica che non gli piace. E tutta la sua delusione verso un'opposizione che ha pensato che «uccidere me potesse voler dire uccidere Berlusconi». È uno sfogo amaro dietro il quale prendono forma considerazioni umane, ma anche un imprevedibile epilogo politico. «Ora vinco la sfida dei numeri; poi, un minuto dopo, lascio il ministero, chiudo questa pagina amara e mi butto anima e corpo nel partito», continua a ripetere il ministro dei Beni culturali nelle conversazioni più private. La storia è nota a tutti. All'alba del 6 novembre crolla a Pompei la Domus dei gladiatori e nelle ore che seguono il ministro dei Beni culturali finisce sul banco degli imputati. Ora, oggi pomeriggio alle 16 per essere precisi, l'Aula della Camera (sono due le mozioni di sfiducia, una del terzo polo e un'altra di Pd-Idv) metterà fine alla vicenda con due parole chiare: non colpevole. I numeri sono infatti chiari e Stefano Graziano, uno dei deputati del Pd con più fiuto politico, azzarda una previsione che spazza via i dubbi residui: «Saremo sotto di una quindicina di voti...». È, insomma, una sfida dall'esito prevedibile. Almeno per chi ascolta Pier Ferdinando Casini ragionare a Montecitorio davanti a un pugno di cronisti. «Dei miei c'è Pezzotta che è malato, mentre altri tre forse quattro saranno impegnati al Consiglio d'Europa, e non li farò certo rinunciare a questo appuntamento... Poi c è Fli: anche nel partito di Fini sono fuori gioco numerosi deputati. C'è Giulia Bongiorno che ha appena partorito e - se permettete - è più importate partorire che votare su Bondi». Non serve andare avanti, ora bisogna solo aspettare il voto. Sandro Bondi attende sereno. È riuscito, sostenuto dal Pdl, a evitare che passasse la linea del rinvio pensata e chiesta dall'Udc. «Un ulteriore slittamento della mozione di sfiducia che mi ria sarebbe intollerabile. 'è un limite anche a giocare con la dignità delle persone per squallide ragioni di interesse politico», gridava il ministro in mattinata. Il Pdl faceva quadrato e, qualche ora più tardi, Fabrizio Cicchitto rendeva note le decisioni prese dalla Conferenza dei capi-gruppo di Montecitorio su richiesta del Pdl: la seduta avrà inizio alle 16 con le dichiarazioni di voto. Ora restano le voci. Bondi sorride amaro quando legge il sostegno di Claudio Velardi, l'ex capo dello staff di Massimo D'Alema a Palazzo Chigi. «La mozione di sfiducia nei confronti di Bondi è semplicemente vergognosa e mette in rilievo, una volta di più, la pochezza delle opposizioni a Silvio Berlusconi», scrive sul sito web "The Front Page". E ancora: «Le opposizioni non sono riuscite a far fuori il Cavaliere il 14 dicembre e ora cercano di prendersi piccole, misere vendette, accanendosi contro il ministro con una ferocia degna di miglior causa». Legge ancora Bondi. Anche gli ultimi inviti degli uomini di Fli a fare un passo indietro. «Futuro e libertà è schierata a sostegno della cultura italiana contro un ministro e un governo che l'ha mortificata con politiche asfittiche e prive di progetto e di risorse», attacca Granata che non rinuncia a riagitare l'idea delle dimissioni. Poi tocca a Urso. «Se Bondi avesse fatto un passo indietro avrebbe mostrato più dignità». Bondi non commenta, non replica, non si ribella. Aspetta il voto e continua a pensare che la rivincita, «anche morale» è dimostrare che lui non ha mai pensato alla poltrona. Ma solo a provare di non essere responsabile del crollo di Pompei. retroscena «Hanno distorto la verità con ferocia.. Ora voglio respirare»