Società autorizzate alla vendita bloccate da un successivo appalto Chiesti risarcimenti milionari POMPEI. Non solo le inchieste della magistratura inquirente e di quella contabile: a carico della soprintendenza ci sono almeno dieci citazioni in giudizio per risarcimenti danni per milioni di euro. I contenziosi civili, che pendono sulla gestione della città sepolta, riguardano l'affidamento della gestione di quattro punti vendita all'interno dell'area archeologica dislocati nel perimetro del giardino della «Casina Dell'Aquila», la costruzione ottocentesca restaurata negli anni 80 che domina dall'alto l'antica città. Nel febbraio de12009 l'exprefetto Renato Profili, (primo commissario ad aver gestito l'emergenza scavi e scomparso prematuramente il 27 ottobre del 2009) aveva dato in concessione a società private la gestione della vendita di libri, gioielli e prodotti tipici nei punti vendita collocati negli scavi. Ai titolari delle società vincitrici delle gare d'appalto, però, non è mai stata data la possibilità di aprire le attività a loro affidate. Ad aprile de12010 - spiegano i titolari delle autorizzazioni, tuttora valide - il commissario Marcello Fiori ha bandito una gara d'appalto per dare in affidamento la Casina Dell'Aquila, e i chioschi annessi, affinché al suo interno fosse realizzato un ristorante. Una iniziativa lodevole - dicono i titolari beffati - se non fosse per il fatto che si andava a dare in gestione strutture già affidate a noi da Profili. Il commissario Fiori - accusano - ha totalmente ignorato, per non si sa quale oscura ragione, le nostre autorizzazioni e non ci ha mai spiegato il perché. Non c'è rimasto altro che ricorrere alle vie legali. Abbiamo fatto ricorso al Tar che ha accolto l'istanza e sospesola gara avviata dal commissario per l'emergenza scavi». Il prossimo aprile, nella sezione civile del Tribunale di Napoli, ci saranno le prime udienze per la richiesta di risarcimento danni avviata dalle società escluse. Tra queste che hanno deciso di far valere i propri diritti ci sono la «Flavius sas» e la «De Marco Gioielli». Gli imprenditori che hanno vinto la gara indetta nel febbraio 2009 dall'ex prefetto Profili hanno affrontato delle spese non da poco per poter gestire la nuova attività all'interno dell'area archeologica. Hanno assunto personale, registrato il marchio, stipulato polizze assicurative. «Qualcuno ci dovrà pur risarcire peri danni di immagine e per le spese anticipate per un'attività mai aperta. Inoltre è giusto che la magistratura faccia chiarezza anche sulla nostra posizione: le autorizzazioni in nostro possesso sono ancora valide, perché non ci viene data la possibilità di lavorare?», dicono gli imprenditori. Dal momento che non è più il commissario a gestire l'area archeologica, ritornata sotto il comando della soprintendenza di Napoli e Pompei, dovrà essere quest'ultima a costituirsi in giudizio il prossimo aprile. Visto che si tratta di ingenti cifre di risarcimento danni, secondo indiscrezioni, sembrerebbe che l'ufficio legale della soprintendenza sarebbe propenso ad avviare una,trattativa di transazione con le controparti pervenire, così, a un accordo economico conveniente per entrambe. Se e quando, poi, le attività di vendita e di ristorazione prenderanno vita all'interno della Casina Dell'Aquila, in modo da poter consentire ai visitatori un momento di shopping e all'economia cittadina di trarre ossigeno dal turismo, come accade in tutte le realtà museali del mondo, questo è un altro discorso.