Resca, direttore dei Beni culturali: «Tempi certi, così i grandi gruppi si convinceranno a investire» Un cronoprogramma per Pompei, tempi serrati per stabilire priorità d'intervento e definire gli interventi straordinari e quelli strutturali. La linea d'intervento per gli Scavi è dettata da Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale presso del Ministero dei Beni Culturali. Ieri l'ex presidente di McDonald's Italia era a Napoli per presentare la mostra sulla Regina Margherita che si terrà a Palazzo Reale da marzo. «Un'occasione per spiegare quanto siano importanti gli sponsor privati per la cultura - ha commentato Resca - a sostenere questa mostra ci sono, ad esempio, íl Banco di Napoli o l'A2A, Pompei ha ugualmente bisogno di importanti sponsor e può contare su una visibilità pari a quella del Colosseo, altro grande caso mediatico di questi giorni». Ma per il ministero adesso il tema centrale è stabilire modi e tempi d'intervento per gli Scavi. «Abbiamo scelto la strada della Soprintendenza speciale - afferma Resca - Stiamo rilevando tutte le situazioni di criticità per avere un quadro d'insieme esaustivo. Per poter gestire in maniera funzionale l'area di Pompei serve una pianificazione completa. La soprintendente Cinquantaquattro sta lavorando per elaborare un progetto che metta in linea gli interventi da compiere. Stabilire le priorità è fondamentale». Scansione di interventi che è stata decisiva per il rilancio del Massimo napoletano. «Con il nuovo Teatro San Carlo, Napoli - ha detto il direttore generale perla valorizzazione del patrimonio culturale - ha ritrovato un polo culturale e musicale di eccellenza perla città di Napoli e l'Italia tutta, a conferma dell'ottimo lavoro svolto dal Commissario straordinario Nastasi e da tutta la Fondazione. I lavori svolti in questo triennio sono stati portati avanti durante i tempi di pausa tra una produzione e l'altra, senza quindi interrompere l'attività teatrale programmata e portando in dote al Teatro ben 4000 metri quadrati di nuovi spazi». Tornando a Pompei, dopo la fase uno (stabilire cosa bisogna fare), la fase due (fare) richiede investimenti. Spazio, quindi, ai privati per garantire la manutenzione degli scavi di Pompei. «Lo Stato non può più permettersi di pagare a pioggia e, dunque, è necessario innescare un'alleanza con i privati che, con le loro risorse, possono provvedere a manutenzione più accurata e, allo stesso tempo, creare uno spirito di accoglienza che produca ricchezza. Una strada che è stata intrapresa per il restauro del Colosseo e deve essere un esempio. È importante che si siano riaccesi i fari sulla cultura e sull'impegno che i grandi gruppi possono avere per sostenerla. A Ercolano la Fondazione Packard è un esempio di rilievo per comprendere come siano importanti i privati. La cosa importante è che il messaggio culturale non sia riservata solo agli specialisti». A segnare il passo è l'ipotesi di una Fondazione Pompei, sul modello di quanto adottato per il Museo egizio di Torino. «Al momento si tratta - ha concluso Resca - di un'ipotesi. Abbiamo scelto di operare con una Soprintendenza speciale perché può procedere più rapidamente rispetto ad. aspetti d'emergenza. La Fondazione è uno strumento futuribile che richiede tempi più lunghi».