Tramontato il progetto per il grande centro multimediale europeo la fondazione conserva la sede extralusso a due passi dal Duomo MILANO. Milano, via Dogana 4, a un tiro di schioppo dal Duomo. Un appartamento con il parquet e le stanze grandi e luminose ospita gli uffici della Fondazione Beic, organismo che deve gestire l'iter per la realizzazione della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura. Canone agevolato - l'immobile è del Comune - così che 185 metri quadrati vengono via a 22mila euro l'anno, non proprio in linea con i prezzi di mercato. Il luogo, piuttosto deserto quando il cronista bussa alla porta in un primo pomeriggio feriale, è la cabina di regia del presidente della Fondazione: Antonio Padoa Schioppa - carrierona da professore universitario di Diritto medievale e moderno - fratello meno famoso dello scomparso ministro dell'Economia Tommaso, che sotto il governo Prodi pronunciò la frase consegnata alla Storia: «Le tasse sono una cosa bellissima». Figura di prestigio scelta per un progetto faraonico da 290 milioni di euro, che sulla carta doveva dotare Milano di una public library multimediale da far impallidire il Centro Pompidou di Parigi e la Public Library di San Francisco. Cinquecentomila opere nella doppia versione cartacea e digitale; oltre 2000 postazioni a sedere e 3000 visitatori al giorno; il tutto nel quartiere di Porta Vittoria, progetto di un imponente piano di riqualificazione, su terreni messi a disposizione dal Comune di Milano. Insomma, l'avanguardia dei sistemi librari, pronta in pompa magna per l'Expo 2015, fiore all'occhiello della milanesità operosa e del Paese tutto. Di fatto tutto ciò è solo un sogno, e il risveglio rischia di essere un incubo per un motivo tanto semplice quanto poco nobile: mancano i soldi. In una decina d'anni - con un paio di finanziarie - sono entrati nelle casse solo una trentina di milioni, buoni giusto per pagare il progetto esecutivo dell'archistar australiana Peter Wilson. Ma le casse della Beic languono tremendamente, e il Comune inizia a fremere: «Noi al progetto crediamo tantissimo, ma o entro la prossima estate qualcuno da Roma si fa vivo - avvisa l'assessore al Territorio Carlo Masseroli - oppure destineremo le aree ad altri utilizzi». Tradotto, o lo Stato sgancia quanto promesso, oppure addio alla biblioteca. E il presidente Padoa Schioppa cosa dice? Avremmo voluto chiederglielo, ma in questi giorni era irreperibile. Sempre fuori sede, immaginiamo a perorare la causa Beic.
Sprechi d'Italia. Fallita l'Eurobiblioteca, si salva solo l'ufficio dei Padoa Schioppa
La Fondazione Beic, che gestisce il progetto per la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, ha preso in affitto un appartamento a Milano per i suoi uffici. L'immobile è del Comune e viene utilizzato a un canone agevolato di 22mila euro all'anno. Il progetto, che doveva realizzare una grande biblioteca multimediale, è stato fermato a causa della mancanza di fondi. La Fondazione ha ricevuto solo 35 milioni di euro in 10 anni, mentre il progetto richiedeva 290 milioni di euro. Il Comune di Milano inizia a fremere e il presidente della Fondazione, Antonio Padoa Schioppa, è irreperibile. La situazione è critica e il futuro del progetto è incerto.
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