Dopo l'esperienza MiTo TORINO. La logica del "tempo breve" è totalmente sbagliata per le imprese. Lo è ancor di più se applicata alla cultura, dove ci si ostina a perseverare nell'errore dell'effimero. Antonio Calabrò, direttore corporate culture di Pirelli C, invitato al Centro congressi dell'Unione industriale di Torino per confrontarsi con i vertici della Fondazione Torino Musei, non si è limitato alle consuete frasi di circostanza ma ha provato a spiegare come coniugare attività museale e contributo economico da parte delle aziende private. «Come Pirelli - ha precisato Calabrò - non ci interessa avere il marchietto in cambio di un finanziamento ad una manifestazione o ad un evento. È un modo vecchio di intervenire. Noi vogliamo partecipare al progetto». E non si tratta di dichiarazioni di principio. Perché il responsabile culturale della Pirelli ricorda quanto è stato fatto per l'appuntamento musicale di MiTo, che coinvolge Torino e Milano. Inizialmente la Pirelli si è limitata ad offrire un (cospicuo) contributo all'evento, ma già lo scorso anno è intervenuta affinché uno degli spettacoli musicali si svolgesse nello stabilimento Pirelli di Settimo Torinese. In questo modo si è dato un senso all'investimento dell'azienda, si è riscoperto il ruolo della fabbrica come spazio per la cultura, si sono fatti partecipare i lavoratori ma anche i cittadini, a partire da quelli di Settimo che sono particolarmente coinvolti dalle iniziative culturali dell'amministrazione (che ha inaugurato un'avveniristica biblioteca) che collabora spesso con Pirelli. E quest'anno il modello, che ha avuto grande successo, verrà riproposto. Ma non è l'unico caso. Proprio partendo da Settimo, la Pirelli ha raccolto centinaia di ore di registrazioni delle voci dei lavoratori, alle prese con la chiusura del vecchio stabilimento e della costruzione di un nuovo impianto, modernissimo, sempre nella città alle porte di Torino. «Le voci del lavoro - ha assicurato Calabrò - diverranno uno spettacolo teatrale che sarà presentato al Piccolo Teatro di Milano». Alla cui fondazione ha contribuito proprio la famiglia Pirelli. E iniziative analoghe, con il coinvolgimento degli stabilimenti, sono state realizzate da Pirelli anche in Brasile. Sempre nella logica di interventi di lungo periodo, di partecipazione ai progetti quando non si è trattato di individuazione del progetto stesso. «Non ci interessa il semplice ruolo di mecenati - ha concluso Calabrò - ma vogliamo progettare insieme per far crescere l'azienda e il Paese. In attesa che vengano coinvolte le migliaia di aziende italiane mediograndi che avrebbero la possibilità di intervenire: peccato che vengano completamente ignorate». Ed è questo uno dei grandi problemi, come è emerso dall'incontro torinese. Da un lato le amministrazioni pubbliche, a partire dall'assessorato regionale alla Cultura, impegnate in drastici tagli ai finanziamenti; dall'altra i vertici di musei che troppo spesso non hanno la capacità di confrontarsi con i privati Anzi, li evitano in una sorta di chiusura autoreferenziale che, ad esempio, porta a snobbare la musica popolare per dedicarsi solo a quella "alta". Ora la Fondazione Torino Musei cerca di correre ai ripari e si rivolge direttamente ai privati, creando un Comitato dei sostenitori e chiedendo aiuti concreti per la Galleria d'arte Moderna, Palazzo Madama, il Borgo Medievale e il Museo d'arte Orientale.