La soprintendente Codello dopo la firma di Della Valle per i restauri del Colosseo San Marco e l'Arsenale come il Colosseo. Restaurati da un grande imprenditore privato. «Anche a Venezia c'è bisogno di un Diego Della Valle. Il restauro dei monumenti è una pubblicità che funziona. E comunque senza risorse private il nostro patrimonio va in rovina». La soprintendente Renata Codello si prende la rivincita. La sua ricetta per la pubblicità sulle impalcature dei monumenti da restaurare, criticata da comitati e associazioni, adesso viene esportata. A Roma il ministero dei Beni culturali ha firmato un accordo da 25 milioni di euro con l'imprenditore delle Tod's, Diego Della Valle, per contribuire al restauro del Colosseo. In laguna, anche se con cifre molto più piccole, il percorso è cominciato da tre anni. Siete stati i primi? «Abbiamo restaurato con questo sistema le arcate delle Procuratie Nuove vicino al campanile a partire dal 2007. Poi le altre, la Marciana e adesso il Correr». Ma le cifre sono limitate, i tempi si allungano. «Sono tempi difficili anche per chi investe. Ma il Correr è finanziato, tra poco partiranno i lavori della facciata. Lì si scontano problemi statici dell'arcata e il freddo che ci ha costretto a rinviare». Anche San Simeon è fermo. «E' arrivata una nuova pubblicità. Aspettiamo il via della Curia per partire». La pubblicità impedisce la vista del monumento. «Noi non lavoriamo per garantire la vista ai turisti ma per conservare il nostro patrimonio monumentale. E poi per la Piazza non è vero, la struttura del monumento non è nascosta, si procede per parti. San Simeon è fasciato ma stava crollando il pronao. Certo si possono studiare interventi migliorativi, si possono ridurre le dimensioni, ma il logo di chi paga deve essere visibile». Una ricetta vincente. «Con i fondi dello Stato non restauriamo granché. Quella dei privati è l'unica strada, così si restaurerà anche il ponte dell'Accademia, la Curia ha trovato un suo sponsor per la chiesa di San Bartolomeo». A Venezia per adesso non ci sono imprenditori disposti a tirar fuori 25 milioni come Della Valle. «Per questo ho lanciato un appello. Operazioni del genere hanno un ritorno di immagine per chi investe e per tutto il made in Italy. Bisogna insistere».