Benvenuto Cellini sapeva bene quanto era difficile fare una fusione come si deve, e infatti bestemmiava e sudava nel fare il suo Perseo. Un bel bronzo è una questione di percentuali di metallo non tanto di peso, non è detto che un bronzo più pesante sia anche uno più riuscito. A Genova si celebra la città come capitale culturale d'Europa insieme al Lille, in Francia, e si celebra in particolare con una grande mostra "Arti e Architettura: 1900-2000" curata da Germano Celant, che é proprio di Genova e quindi conosce la città come le sue tasche. Celant è un teorico della "fusion", fusione di discipline artistiche diverse, dalla moda al design all'architettura, ma non è, in realtà un fonditore o uno scultore di mostre caso mai un fantastico fabbro. E un grande fabbro non lavora su percentuali ma sul peso, non cerca innovazione ma resistenza e rigidità. "Arti e Architettura" è infatti una lavoro fantastico di saldatura della città con la mostra attraverso un percorso urbano, d'installazioni e manifesti progettati ad hoc, che coinvolge l'architettura storica con quella contemporanea. La stessa mostra, principalmente a Palazzo Ducale, è un telaio assemblato con le avanguardie artistiche e architettoniche del novecento e dai grandi e soliti nomi dell'architettura contemporanea, Koolhaas, Gehry, Zaha Hadid etc. etc. Spettacolare e al tempo stesso prevedibile, come ogni celebrazione deve essere, la saldatura di pezzi d'arte e di pezzi di architettura segue il metodo, sperimentato e risperimentato, pantagruelico e pavarottiano del curatore Celant, che divorando energie culturali ed economiche raggiunge sempre una qualità alta ma non certo innovativa q sperimentale. Il suo telaio è solidissimo ma non servirebbe a Greg Lemond per vincere il Tour de France o a Schumacher per portare la Ferrari all'ennesimo titolo mondiale, entrambi vincono perché hanno a disposizione leghe sofisticate, fatte di materiali nuovi, frutto di ricerca e anche diciamolo, di molto rischio. Celant non rischia e perché dovrebbe, è un po' più come Niki Lauda che aspettava che gli altri si fermassero per vincere, anche se poi la stessa tattica non gli è servita tanto con la sua compagnia aerea. Il bravo fabbro deve solo stare attento a non guardare la fiamma che scioglie il metallo, potrebbe farsi venire la congiuntivite. Il fonditore, Cellini o anche il giovane campanaro, nella mitica scena del film Andrej Rubliev di Tarkovskij, rischiano invece di perdere la testa se la fusione sarà sbagliata e il Principe per cui lavorano s'innervosirà. Cellini e il giovane campanaro non scrivono il segreto della loro arte, la tengono tutta nella loro testa e la usano attraverso l'intuito. Genova la goffa Celant il rischio di dimenticare come si fa non se lo prende, si vede anche dalla dimensione del catalogo, bellissimo, 800 pagine, più simile, per dimensioni, al rapporto della commissione della strage di Ustica o ai verbali del processo Andreotti che a un libro fatto per leggere, come se il voler arrivare a mettere la parola fine su tutto creasse il risultato opposto, l'infinito. O forse è proprio all'infinito che mostre come questa sulle arti e l'architettura aspirano, Celant sicuramente ci prova e punta magari anche all'eternità. Genova è, capitale della cultura o meno, una città fantastica, tesa contro e sopra un panorama unico. Non importa se un giorno è devastata dal G8 e un altro è divorata dall'appetito curatoriale di uno dei suoi figli, spalmata sulla costa che si arrampica appare nelle giornate giuste davvero come un opera d'arte sbocciata dall'architettura, una vera fusione, una scultura urbana coperta da una patina melanconica, fantastica, molto poco curata, molto poco capitale. La capsula di Moriko Mori, artista giapponese in mostra, che s'intitola "Wave UFO", onda di UFO, appare davvero arrivata da un altro pianeta, da un altro tempo, non futuro ma immaginato, già passato e invecchiato, un po' come tutta la mostra alla quale la città fa da sfondo e che nella sua simpatica, e davvero eterna, goffaggine ci offre un'immagine molto concreta della nostra, complicata, contemporaneità.