Una delle mozioni di sfiducia al ministro Bondi è stata illustrata dal Terzo polo rappresentato, in conferenza stampa alla Camera la scorsa settimana, dal finiano Fabio Granata e dagli ex ministri della Cultura Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli. Una posizione, quella assunta dagli ex titolari del dicastero di via del Collegio romano, che però non avrebbe tenuto nella giusta considerazione il momento storico completamente differente e segnato dall'incidenza del combinato disposto della Riforma Bassanini e della Riforma del Titolo V della Costituzione, che ha reso il Mibac economicamente subalterno all'ex ministero del Tesoro. Ne abbiamo parlato con l'onorevole Linda Lanzillotta della rutelliana Alleanza per l'Italia. Onorevole Lanzillotta, quali sono le colpe del ministro Bondi? Il nostro è un Paese in cui in tutti i settori esistono criticità che risalgono al passato. Ma quando si è investiti da responsabilità istituzionali bisogna assumersene l'onore e far fronte alle emergenze. Bisogna capire quali sono le priorità. In questo discorso ci possiamo riferire alle spese di manutenzione ordinaria del patrimonio culturale che non possono essere tagliate. Dalla responsabilità istituzionale a quella oggettiva... Abbiamo un patrimonio culturale molto vasto ma anche molto fragile che necessita di grandi investimenti. Certo, storicamente avremmo sempre dovuto investire di più però il ministro Bondi si è fatto saccheggiare, senza reagire, tutti i vari segmenti del suo bilancio: quello relativo alla manutenzione dei beni culturali, quello relativo allo spettacolo con la riduzione del Fus senza dimenticare il mancato sostegno alla proroga del "tax-shelter" cioè della detassazione degli utili reinvestiti nel settore del cinema. Quindi contestate soprattutto l'immobilismo di fronte ai tagli di via XX settembre... Ha subito senza fiatare. Siccome il nostro patrimonio culturale è una ricchezza non solo nazionale ma mondiale, quando si arriva a livelli di insostenibilità della riduzione della spesa bisogna dichiararlo e se il ministro dell'Economia non ti ascolta devi denunciare la situazione magari fino a dimetterti. Altrimenti le responsabilità del ministro dell'Economia ricadono anche su quello della Cultura. Il ministro Bondi accetterà i cinque punti proposti dal Terzo polo? Dipende anche dalla collegialità del governo che lo sostiene. I cinque punti sono impegnativi e coinvolgono anche l'esecutivo. Le risorse le deve stanziare il ministro dell'Economia. Se Bondi non ha la solidarietà del governo nella sua collegialità immagino che ne prenderà atto magari anche rassegnando le dimissioni. Rispetto ai predecessori Buttiglione e Rutelli magari l'influenza della legge Bassanini ha reso il compito di Bondi ancora più impegnativo... I poteri del ministro della Cultura non sono mutati rispetto alla legislatura precedente. Sono stati ridotti i soldi ed è sulle conseguenze di questo provvedimento che si rimprovera Bondi: non ha contrastato questa politica dei tagli lineari di Tremonti il quale, invece di ridurre la spesa inutile o le province e di liberalizzare i servizi pubblici, ha tagliato tutto compreso le risorse destinate al nostro patrimonio culturale senza far registrare alcuna reazione.
Parla Linda Lanzillotta di Alleanza per l'Italia: "Si è fatto saccheggiare senza reagire
Il Terzo polo ha presentato una mozione di sfiducia al ministro della Cultura, Bondi, in conferenza stampa alla Camera. Gli ex ministri della Cultura, Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli, hanno espresso le loro critiche al ministro. L'onorevole Linda Lanzillotta, della Alleanza per l'Italia, ha affermato che il ministro Bondi non ha assunto le responsabilità istituzionali e non ha contrastato i tagli dei soldi destinati al patrimonio culturale. L'onorevole Lanzillotta ha proposto cinque punti per risolvere la situazione, che includono l'aumento delle risorse per la manutenzione dei beni culturali e la proroga del "tax-shelter" per il settore del cinema.
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