"Non possiamo essere gli unici a pagare il prezzo per qualsiasi uso del suolo" Addio ai campi. Nellultimo ventennio in Piemonte un quinto di terreni fertili è stato sottratto allagricoltura, con un ritmo di 3,5 ettari al giorno. Lo evidenzia la Confagricoltura di Torino in un documento denuncia mentre gli enti locali discutono il progetto «Corona verde», che punta a creare unarea-cintura ecologica intorno a Torino. I dati su cui insiste Confagri sono i quasi 24 mila ettari agricoli cancellati fra il 90 e il 2008 nelle otto province del Piemonte e i quasi 7500 spariti nella sola area torinese (pari al 15). Un incremento del consumo di suolo cui non corrisponde un aumento della popolazione, come dimostrato i dati del Censis. Lorganizzazione agricola chiede un diverso approccio nel realizzare nuove opere per preservare le ultime terre fertili rimaste e suggerisce norme che privilegino il recupero edilizio esistente degradato e non utilizzato, limitazioni alle espansioni urbanistiche evitando quelle a macchia di leopardo, linedificabilità dei terreni di maggior pregio agricolo. «Il rispetto di queste linee guida - afferma Vittorio Viora, presidente di Confagricoltura Torino - gioverebbe agli agricoltori che hanno sempre più a che fare con leccessiva frammentazione degli appezzamenti, un allungamento dei tempi di spostamento dei mezzi agricoli, una maggiore difficoltà di irrigazione». «Lagricoltura - spiegano alla direzione di Confagricoltura Piemonte - non può continuare a pagare il prezzo di qualsiasi occupazione di suolo che ha come fine ultimo la cementificazione. Nessuno si sognerebbe mai di espropriare una fabbrica o di far passare una pista ciclabile in mezzo a un supermercato. In questo senso chiediamo più rispetto». Un buon test di verifica può essere il progetto »Corona verde» che, sostenuto dalla Regione con un finanziamento di 10 milioni, punta a creare percorsi ambientali attrezzati «allinsegna di un moderno connubio tra uomo e natura». «La costruzione di opere ex novo - spiegano a Confagricoltura - dovrà tener conto dellulteriore riduzione di suolo fertile e pertanto dovranno essere previsti adeguati indennizzi per chi mette a disposizione una parte della propria attività, destinandola a un utilizzo pubblico». (e.d.b.)