Pagine di Omero, Aristofane, Ippocrate, danneggiate dal tempo o dall'imperizia, come per magia tornano ad essere visibili. Specialista o solo curioso che sia, il visitatore, con innovative tecnologie digitali, vedrà riemergere la scrittura originaria degli antichi palinsesti, pergamene che un tempo poiché costose, per essere riutilizzate venivano raschiate e lavate con conseguente perdita dei testi sottostanti. Il viaggio nel passato inizia oggi con la mostra «L'Europa riscopre i suoi antichi libri nascosti» presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (V.le Castro Pretorio, 105 tei. 06 4989470) e contemporaneamente ad Atene, Londra, Saragozza e Vienna, fino a martedì 16 novembre. L'occasione per vedere tra l'altro documenti "recuperati" conservati alla British Library di Londra e alla Biblioteca Apostolica Vaticana. «Il nostro fine è l'educazione alla conservazione rivolta alle scuole, in modo che anche una cultura giovane apprezzi il passato e impari a conservarlo» spiega a Il Tempo Luciano Scala, Direttore Generale per i Beni Iibrari e gli Istituti Culturali del Ministero. Già direttore dell'Iccu (Istituto Centrale per il Catalogo Unico) aprirà il convegno con i risultati del progetto «Rinascimento virtuale - digitale - Palimpsestforschung - Rediscovering written records of a hidden Euxopean cultural heritage». «L'iniziativa è importante perché stiamo recuperando un patrimonio di grande rilievo, poco studiato ma fondamentale per la conoscenza della cultura europea. E con tecniche non invasive. Un tempo infatti per decifrare testi nascosti si utilizzavano prodotti chimici che causavano danni irreparabili, nell'800 si usò la «lampada di Wood»: oggi il trattamento informatico delle immagini consente il recupero virtuale senza danni». La Fotoscientifica di Parma (e la greca Forth Photonics di Creta) ha brevettato l'apparecchio per il «restauro virtuale» e le apparecchiature dislocate in 18 biblioteche italiane ad uso del pubblico. Il progetto ha preso il via nel 2001 con ventisei paesi europei, un investimento di 1.500.000 euro, il 60 stanziato dalla Commissione Europea.