L'Ala nuova della «Centrale» di Firenze doveva essere già agibile, invece lavori fatti male e ritardi ne impediscono l'utilizzo. E l'area esterna è abbandonata Sono mesi, se non addirittura anni, che si scrive dei guai della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. E i direttori fanno sempre a gara a dar la colpa, di questi guai, a coloro che dovrebbero stanziare risorse ma non lo fanno. Oppure solo parzialmente. Invece capita che le cose stiano in maniera un po' diversa e che, in presenza delle risorse necessarie, taluni interventi vadano per le lunghe. Troppo! E' il caso dei lavori all'Ala nuova della biblioteca, sul fianco ovest dell'edificio, quella che corre lungo via Magliabechi. Non bisogna essere architetti, ingegneri o geometri per capire che certi interventi non sono stati fatti proprio a regola d'arte, per non parlare di aree dove la poca attenzione della direzione della Biblioteca - ed il disinteresse della Soprintendenza ai Beni architettonici di Firenze che ne è responsabile - è ben evidente. Ma andiamo con ordine. Per mettere fine alla penuria di spazi che da decenni assedia la Biblioteca, nel 2000 fu deciso di utilizzare l'Ala nuova per uffici e forse per riportare in sede il laboratorio restauri che si trova tuttora in piazza Sant'Ambrogio. Solo di recente ed a lavori iniziati (era il 2008) fu deciso di utilizzare gli spazi del seminterrato per inserire delle scaffalature mobili per conservare i libri, denominate «Compactus». Per fare questo era necessario chiudere un'ampia feritoia - che corre tutta lungo l'Ala nuova - sì da rendere impenetrabile l'ambiente. Così è stata tirata su una ventina di muretti per «accecare» questi punti luce del sottosuolo. II successivo montaggio delle strutture,forse per il «Compactus» o per i nuovi impianti di areazione, in qualche caso ha causato il parziale abbattimento di quanto era stato fatto precedentemente, appena qualche giorno prima, come si vede bene passeggiando esternamente lungo l'Ala nuova di via Magliabechi; qui sono ben visibili alcuni calcinacci «frutto» degli interventi più recenti. Insomma un lavoro fatto con poca cura. E non è tutto. Se uno dà un'occhiata alla «Dichiarazione di inizio attività» presente nell'area compresa tra l'ala nuova e il complesso monumentale di Santa Croce, noterà che questi lavori (per i quali sono stati stanziati 1,8 milioni di euro, poi saliti a 2,5 milioni dopo la decisione di montare i «Compactus», ma dei quali, fino a oggi, ne sono disponibili quasi 2 milioni) dovevano esser finiti nell'aprile del 2009. La ditta impegnata viene da L'Aquila e, secondo una lettera spedita alla Direzione dei Beni Librari del Mibac lo scorso autunno, si dice che i lavori sono iniziati con 18 mesi di ritardo a causa del terremoto. Adesso sono trascorsi quasi due anni dalla scadenza, ma di smontare il cantiere non se ne parla, quindi il ritardo è conclamato. Viene da chiedersi, allora, perché si danno simili indicazioni sul pannello? E perché nessuno è intervenuto per vedere se i suddetti lavori venivano fatti a regola d'arte? Ma di questi lavori, quanto è stato effettivamente realizzato in base al progetto consegnato in appalto all'attuale impresa? Quanto tempo occorrerà ancora per vedere finito questo semplice cantiere che doveva finire tutti i lavori in appena due anni? Perché si deve spesso rimettere le mani in interventi di normale difficoltà? In questo caso - è evidente - la penuria di risorse non c'entra. Le ragioni sono di altra natura, senza contare che, nella malaugurata ipotesi di una nuova esondazione dell'Arno, proprio a causa di questi lavori eseguiti non proprio perfettamente, sarebbe difficile non immaginare un nuovo danno al patrimonio. Infine una segnalazione: tutti possono accorgersi che l'entrata laterale della Biblioteca, quella appunto di via Magliabechi, versa in condizioni gravissime. Le parti in pietra serena antistanti il portone (gli scalini e la seduta laterale) hanno ormai virato al verde tipico del muschio che si forma in presenza di alta umidità. Quindi il cancello, da cui dovrebbe dipendere la «protezione» di questa entrata, versa in condizioni disperate: la parte inferiore, dove è rimasta, è ormai diventata friabile come un biscotto a causa della ruggine e tutta l'area mostra i segni dell'abbandono e dell'incuria. Cambiano i direttori della Biblioteca ma, come appare evidente, le cattive abitudini restano.
Firenze. Biblioteca Nazionale: interventi-lumaca scarsi controlli, incuria
La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha subito lavori di ristrutturazione all'Ala nuova, ma i lavori sono stati fatti con poca cura e ritardi. La direzione della biblioteca e la Soprintendenza ai Beni architettonici di Firenze sono state critiche per la mancanza di risorse e la scarsa attenzione ai lavori. I lavori, iniziati nel 2008, dovevano essere completati entro il 2009, ma sono stati ritardati a causa del terremoto e non sono stati finiti. La ditta impegnata ha ricevuto indicazioni sul pannello, ma non è stata intervenuta per controllare la qualità dei lavori. La penuria di risorse non è la ragione dei ritardi, ma piuttosto di altra natura.
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