Paolo Baratta presidente della Biennale di Venezia La lettura dell'articolo «La Biennale "padrona" del Palazzo», a firma di Enrico Tantucci, mi induce ad esplicitare alcune riflessioni. Tantucci parla di una illuminata espansione da parte della Biennale, che ha luogo acquisendo spazi urbani in concessione per lo sviluppo delle proprie attività, in particolare delle attività permanenti. Tutti sanno che non è espansionismo fine a se stesso. Ognuno di questi spazi, nel passare in concessione alla Biennale, subisce un restauro e una rigenerazione a nuova vita. E' la città che ne beneficia, ed è per questo che tutto ha luogo con l'intesa e la collaborazione del Comune, così come capitò con le autorità dello Stato quando affrontammo l'Arsenale. E' su questi sviluppi che il rapporto tra la Biennale e la Città si è evoluto e si evolve in forme fertili e vitali, a vantaggio di tutti. L'ultimo atto compiuto in questa direzione, ricorda Tantucci, riguarda il «vecchio» complesso del Palazzo del Cinema al Lido, mentre sono in corso i lavori per il nuovo Palazzo. I motivi che hanno condotto a questa scelta, sono tali da meritare una considerazione a parte. Venezia e il Lido hanno ospitato la Mostra del Cinema in spazi divenuti via via più precari, sempre meno competitivi a fronte degli investimenti importanti che venivano fatti nel contempo a Cannes, Berlino e non solo, ma a Toronto, S. Sebastian e ora anche Pusan in Corea ecc. (e a Roma dove è stato realizzato un colossale auditorium utilizzato anche per la Festa del Cinema). Il Mondo si muove e non sta certo ad aspettare noi. La nostra Mostra ha vissuto in un modulo organizzativo ristretto e costretto. Dimenticata la Mostra nei periodi di floridezza economica, la realizzazione del nuovo Palazzo viene portata avanti in un periodo di serie difficoltà per la finanza pubblica nazionale e locale. E ciò grazie alla tenuta di Comune, Regione e Stato nel finanziare l'opera. Basterebbe questo perché queste istituzioni meritino rispetto. Ma il cantiere durerà qualche tempo e per un po' di tempo il complesso si presenterà come la somma di una parte obsoleta, per non dire peggio, e di una vasta area segregata dal cantiere stesso. Un passaggio «pericoloso» per la stessa Mostra, per la quale la qualità dello spazio è strumento sine qua non per mantenere alta la sua capacità di attrarre il meglio del cinema mondiale. Occorreva e occorre con drammatica urgenza un programma di azioni che anticipino da subito l'attesa riqualificazione, con iniziative riguardanti le attuali strutture e le condizioni esterne logistiche e di ospitalità, anch'esse da rinnovare radicalmente. La Mostra si regge su un contributo annuo pubblico di 7,1 milioni di euro, per ottenere i quali dobbiamo convincere la finanza pubblica a non effettuare riduzioni su questa voce. E sappiamo di chiedere così un privilegio. A fronte di questa situazione è parso innanzitutto indispensabile attivare da subito un programma collaterale di miglioramenti a fianco dello sviluppo del cantiere del nuovo palazzo. L'acquisizione in concessione dei palazzi tradizionali è una misura dettata da questa emergenza, così come l'impegno della Biennale ad attivare interventi di riqualificazione di spazi e impianti obsoleti. La vecchia sala grande cui tutti sono affezionati e non solo a Venezia, sarà restaurata e riportata allo stile delle origini, testimonianza storica utile a qualificare con il suo passato quella che è stata cronologicamente la prima Mostra cinematografica della storia. I progetti son pronti, ce la faremo per la prossima Mostra. Miglioramenti potranno derivare dalla diffusione della copertura wifi che il Comune si impegna a realizzare per il normale svolgimento dell'attività dei giornalisti, così come utile potrà risultare sempre a questo scopo la diffusione del digitale terrestre, che consentirà a noi di fare accordi con reti televisive tali da portare nelle camere degli alberghi documentazione e la possibilità di seguire eventi minuto per minuto. Colloqui sono in corso con catene alberghiere, dai quali dovrà emerge l'annuncio di una nuova disponibilità delle strutture più direttamente coinvolte in un nuovo spirito, dove ciascuno in autonomia e per la propria parte concorrerà alla configurazione di un nuovo stile nella ospitalità per la Mostra (e domani per i congressi). Il metodo si è necessariamente capovolto: non stiamo colloquiando in uno dei tanti vecchi «tavoli di confronto» per sapere cosa ciascuno potrà trarre dalla Mostra, bensì per sapere e poter diffondere cosa ciascuno si impegna a fare autonomamente per valorizzarla e per giustificare così anche l'impegno di risorse pubbliche che ricadono sul Lido a beneficio della cultura, ma anche delle attività locali. Il mondo che dobbiamo attirare per mantenere a Venezia e al Lido una collocazione primaria tra le mostre del cinema, richiede esplicitamente (e, ormai, minacciosamente) nuove strutture, ma anche un nuovo spirito nei luoghi della Mostra.