La denuncia. Un capolavoro abbandonato. Per mancanza di fondi Infiltrazioni e degrado: il monastero di Calci rischia di crollare Subito dopo la piazza dei Miracoli è il monumento più visitato di Pisa Cammini senza gioia con il naso all'insù e guardi gli affreschi delle volte screpolati e macchiati dalla pioggia sporca caduta dal tetto-catapecchia. Ti muovi tra corridoi, loggiati, refettori, giardini e stanze imprevedibili e inevitabilmente chiedi rifugio al passato. Immaginando altre scene alla Certosa di Calci, non di degrado ma di magnificenza. Monaci in preghiera, sotto i loggiati, composti e alteri nella stanza della lettura condivisa, oppure chiusi nelle loro celle, in realtà mini appartamenti ante litteram dedicati alla preghiera e alla meditazione, al riposo, e alla cura di porzioni di giardini, una per ogni monaco. Poi, entrando nella Foresteria reale, ti sembra quasi di vedere i sovrani della Toscana, Pietro Leopoldo in testa, appena arrivati da Firenze per trascorrere giorni di beate vacanze, lontani da Machiavelli e Guicciardini, e illusi di essere vicini al potere della preghiera e di una conquista del Paradiso difficile per i ricchi e per i potenti. Immagini tutto questo passato perché il presente fa un po' rabbrividire. Se è vero, come purtroppo è vero, che l'antica Certosa a dieci chilometri da Piazza dei Miracoli, monastero capolavoro, il più bello e vasto della Toscana, tra i migliori al mondo, rischia di essere spazzato via dall'incuria e dalla mancanza di fondi. Infiltrazioni d'acqua, ormai continue a ogni pioggia, stanno sgretolando affreschi secolari. Trasfigurazioni del Quattrocento, decorazioni e dipinti del Cinquecento, capolavori del Seicento e del Settecento. Meraviglie dai colori compromessi, se va bene, oppure ricoperti da pustole, sopra volti di santi e beati, immagini di paesaggi e cieli stellati. L'acqua e l'umidità gonfiano le bolle. Che poi scoppiano frantumandosi in un caleidoscopio infernale. Flop e secoli di storia e di arte vanno perduti. «Non abbiamo neppure i soldi per sostituire le lampadine dei cornicioni per illuminare le volte confessa desolata Severina Russo, funzionario della sovrintendenza di Pisa e direttore del museo della Certosa di Calci perché gli ultimi soldi del ministero sono stati impiegati per far partire urgentissimi lavori al muro di recinzione che rischia di crollare sulla strada e dunque di mettere a repentaglio l'incolumità pubblica, come si dice». Il sindaco di Calci, Bruno Possenti (Pd), ad agosto ha preso carta e penna e ha scritto al ministro Sandro Bondi. Chiedendo immediati finanziamenti per salvare il vecchio monastero oggi polo museale. «Pensi che dopo Piazza dei Miracoli è il monumento più visitato di Pisa spiega Eppure non si fanno più lavori di manutenzione ordinaria perché la sovrintendenza, con i tagli del governo, non ha più soldi. L'ultimo intervento sulla facciata barocca, straordinaria nella sua bellezza, è stato eseguito anni fa grazie ai soldi della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa. Poi più niente. E il degrado avanza». Le infiltrazioni di acqua e di umidità stanno sgretolando affreschi unici. Come le settecentesche Storie del Vecchio Testamento, dei bolognesi Antonio e Giuseppe Rolli e gli affreschi della cupola di Stefano Cassiani. In pericolo l'altare maggiore del Seicento firmato da Giovi Francesco Bergamini e dal figlio Alessandro. Sopra l'altare troneggia un dipinto del Volterrano dedicato a San Bruno. A rischio la cappella della Vergine del Rosario dipinta a fine Settecento da Giuseppe Maria Terreni. Nel refettorio è minacciato l'affresco cinquecentesco dell'Ultima Cena di Bernardino Poccetti (1597), anch'esso a rischio pioggia per il tetto che sta andando alla malora Per non parlare poi delle decorazioni quattrocentesche, anch'esse destinate alla cancrena. Nella Foresteria Granducale, asilo estivo e di meditazione dei sovrani toscani, risplendono affreschi del Giarrè e del Somazzi. Per poco. Anch'essi hanno i giorni contati. La Certosa è uno scrigno di scuole di pittura. Anche perché è cresciuta nei secoli. E nei secoli è stata dipinta. «Nacque nel quattordicesimo secolo grazie a un ricco mercante pisano spiega Severina Russo e i monaci certosini, devoti a San Bruno, avevano la peculiarità di essere allo stesso tempo eremiti e di vivere in comunità. Gli ultimi se ne sono andati nel 1972». Non c'è un singolo capolavoro, nella Certosa, ma è il tutto che si fa meraviglia, come se fosse il monumento del neoplatonismo. Se gli intonaci si sgretolano, i pavimenti si gonfiano. «Abbiamo problemi di stabilità della pavimentazione del chiostro spiega il sindaco Possenti I monaci nel tempo avevano piantato alberi di cedro. Adesso le radici stanno spaccando l'antica pavimentazione mettendo in pericolo persino la stabilità del loggiato di marmo». Bondi ha ricevuto la lettera del sindaco. E, per fortuna, ha chiesto un rapporto dettagliato alla sovrintendenza. Adesso arriva il difficile: chiedere i soldi a Berlusconi. L'appello al Governo Il sindaco ha scritto una lettera a Bondi. Il ministro ha chiesto rapporto alla soprintendenza Ma per ora non ci sono soldi Nella stagione delle piogge L'acqua e l'umidità stanno gonfiando i pavimenti mentre gli splendidi affreschi del soffitto si sgretolano