Il sindaco di Pompei chiede regole certe Fa discutere il progetto lanciato dal presidente degli industriali I commercianti: saremo schiacciati POMPEI. Gli investitori arabi avanzano sulla gestione degli scavi di Pompei? Il sindaco Claudio D'Alessio frena: «Giù le mani da Pompei, se si va oltre l'investimento sfociando nella speculazione. Non svenderemo il nostro patrimonio, che è patrimonio dell'umanità, per affidarlo a privati che vogliono solo speculare e non amano l'arte. La gestione della nostra area archeologica deve continuare ad essere di natura pubblica». Il primo cittadino è categorico. «Se si tratta di approvare iniziative, come quella promossa da Diego Della Valle per il Colosseo, va bene. In realtà preferiremmo che siano i nostri connazionali a investire sull'antica Pompei. Visto che, però, si tratta di un patrimonio dell'umanità, è giusto che anche i grandi degli imperi economici del mondo pensino a investire sulle antiche domus. Alla condizione, però, che non ci sia nessun altro coinvolgimento oltre l'investimento: nessuna pretesa di gestione. Investimenti sì - continua D'Alessio - ma, ripeto, senza pretese. È da folli vendere pezzi del patrimonio pubblico per far arricchire i privati». II sindaco ha una sua idea sul modello di gestione del patrimonio archeologico. «L'Italia deve molto del suo patrimonio culturale ai mecenati afferma - non possiamo di certo ignorarlo -. Privati che investono nelle arti per valorizzarle, questo è il mecenate di cui ha bisogno Pompei e l'Italia. Non abbiamo bisogno, certo, di persone che investono nell'arte, nella storia, nell'archeologia, sul patrimonio culturale degli italiani, e del mondo, solo per guadagnare». Il primo cittadino ricorda alcune delle iniziative proposte perla salvezza dell'area archeologica, che ancora non hanno ricevuto l'approvazione della soprintendenza. «Non servono leggi speciali o straordinarie per risolvere i problemi - ha precisato il sindaco - basta una normale ordinarietà. L'economia pompeiana non può pagare un prezzo salato perché dalla soprintendenza non ascoltano le nostre proposte. Abbiamo messo a disposizione una schiera di persone qualificate e competenti per salvare la città da altri crolli. Stiamo ancora aspettando. II presidente dell'Unione industriali Paolo Graziano ha detto che occorre coinvolgere le istituzioni. Concordo con lui. Da sempre lanciamo appelli sul coinvolgimento dei sindaci dei comuni nei cui territori ci sono le realtà archeologiche. Inviti che non hanno mai ottenuto una risposta». L'ipotesi di investimenti arabi sull'area archeologica fa invece letteralmente tremare i polsi a chi quotidianamente vive grazie al turismo che gira intorno a Pompei. I piccoli e medi imprenditori della città degli scavi, i cui fatturati ruotano intorno al business scavi archeologici, temono di essere spazzati via dalla potenza economica dei potenti di Abu Dhabi. «Con loro - dicono nella piazza delle bancarelle - non ci può essere confronto. La potenza economica degli arabi ci schiaccerebbe come formiche. Non crediamo in un loro investimento senza nulla a pretendere. Hanno fiuto per i buoni affari. Li conosciamo, non spendono se non c'è guadagno. Non investono se non c'è un ritorno economico pari, almeno, al doppio dell'investimento». «Sono bravi a costruire castelli nell'arido deserto, figuriamoci cosa sarebbero in grado di creare da una fonte di ricchezza quale è Pompei», interviene un albergatore: «Ci auguriamo che il patron del nostro Napoli, Aurelio De Laurentiis, segua l'esempio di Diego Della Valle, e sia lui ad investire sul nostro patrimonio archeologico. Di lui ci fidiamo, parla la nostra lingua».