I risultati dell'indagine della Fondazione Rosselli che saranno presentati domani all'ottavo Summit sull'industria della comunicazione Finanziamenti pubblici per 2,9 miliardi. Ma più della metà viene da canone Rai e convenzioni Lo stato spende poco meno di tre miliardi per l'industria culturale e delle telecomunicazioni, ma manca un progetto complessivo e molto poco viene speso per l'innovazione. Sono questi i principali risultati del primo studio analitico condotto in Italia sugli investimenti pubblici nei settori dell'industria culturale televisione e radio, cinema e spettacolo, editoria e delle telecomunicazioni da un gruppo di ricerca della Fondazione Rosselli coordinato da Flavia Barca, responsabile dell'Istituto di economia dei media. La ricerca verrà presentata e discussa domani a Roma, all'ottavo Summit sull'industria della comunicazione. «Il finanziamento pubblico è indispensabile, perché la cultura e l'informazione hanno un elevato valore sociale e, perché, secondo gli economisti, il settore è caratterizzato dai cosiddetti fallimenti del mercato dice Barca . Infatti, il mercato da solo non basta a coprire le esigenze culturali del pubblico più ampio». Il primo dato significativo della ricerca è che, dei 2.972 milioni di finanziamenti pubblici totali del 2009 (l'anno della rilevazione), il 57 è costituito dal canone per la Rai e da altre convenzioni del servizio pubblico televisivo con la pubblica amministrazione. Essendo il canone una tassa di scopo pagata direttamente dalle famiglie, si tratta prevalentemente di una partita di giro. I restanti 1.273 milioni sono spesi per la lirica, il cinema, il teatro e gli altri spettacoli dal vivo (629 milioni); per l'editoria, cioè per i quotidiani, le riviste e i giornali locali (402 milioni); per le tv e radio locali (135); infine, per le infrastrutture di banda larga per contrastare il divario digitale (77 milioni erogati con i bandi di gara del 2009). Dal 2003 al 2009 la spesa pubblica totale cresce leggermente, da 2.910 a 2.972 milioni. Ma, mentre aumentano il canone e gli altri contributi Rai (da 1.515 a 1.699 milioni), oltre ai contributi alle tv e radio locali (50) e al settore cinema e spettacolo (16), crollano invece i contributi all'editoria che passano da 762 a 402 milioni. Nel campo dell'editoria, secondo la ricerca, i contributi pubblici sono pari al 6 del fatturato di settore. Questo per quanto riguarda i numeri. Ma come vengono spesi questi soldi? «In Italia non c'è una vera politica industriale per lo sviluppo dell'industria culturale afferma Barca , che però è strategica per le economie avanzate basate sulla conoscenza. Soprattutto per l'Italia, un Paese che viene considerato un faro di cultura a livello internazionale». La ricerca illustra una situazione abbastanza confusa di contributi molto frammentati. erogati in base a leggi e norme che si sono stratificate nel tempo. Sono tre i principali organi istituzionali deputati a erogare i contributi: il ministero dei Beni culturali per il cinema e lo spettacolo, il ministero per lo Sviluppo economico per le televisioni e le radio, il dipartimento per l'Informazione e l'editoria della presidenza del Consiglio dei ministri. La quasi totalità dei contributi va a finanziare, direttamente o indirettamente, gli attori della filiera, mentre sono quasi del tutto assenti gli investimenti per progetti innovativi. «Occorrerebbe, innanzitutto, definire gli obiettivi strategici prioritari del finanziamento pubblico nazionale dice Barca e promuovere un maggiore coordinamento tra gli organismi competenti. Sarebbe, inoltre, necessario sviluppare anche le attività più innovative per stimolare il mercato di Inter-net e dei contenuti online, oltre al mercato dei prodotti più creativi. Come i videogiochi prodotti dalle piccole e medie imprese».
I contributi alla cultura? Pochi e confusi
La Fondazione Rosselli ha condotto un studio analitico sugli investimenti pubblici nei settori dell'industria culturale, televisione e radio, cinema e spettacolo, editoria e delle telecomunicazioni. I risultati mostrano che il 57% dei 2.972 milioni di finanziamenti pubblici del 2009 è stato assegnato al canone Rai e convenzioni. La spesa pubblica totale cresce leggermente, ma il canone e gli altri contributi Rai aumentano, mentre i contributi all'editoria crollano. I contributi pubblici sono pari al 6% del fatturato di settore. La ricerca evidenzia una situazione abbastanza confusa di contributi frammentati e assenti gli investimenti per progetti innovativi.
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