Botta e risposta fra il senatore dell'Italia dei Valori e il capo della segreteria di Alemanno Pedica accusa Lucarelli, che replica: capannoni venduti, sanatoria decaduta I capannoni commerciali, l'interrogazione del senatore e il «giallo» del condono per un fabbricato che non c'è più. Protagonista, da una parte, Stefano Pedica, rappresentante dell'Idv a Palazzo Madama. E, dall'altra, Antonio Lucarelli, caposegreteria del sindaco, un passato da imprenditore. Accusa contro difesa. Secondo Pedica, «c'è una richiesta di condono per dei capannoni commerciali che non esistono più». Per Lucarelli «quella richiesta è decaduta, i capannoni sono stati venduti». Siamo a Roma Nord, dove la Nomentana entra nel Raccordo anulare. E lì, su un terreno di proprietà di Propaganda Fide, la famiglia Lucarelli negli anni ha messo su le sue strutture commerciali. Alcune di queste, però, in violazione delle norme urbanistiche ed edilizie. Così, è scattata la richiesta di condono da parte della «Ermini sri» (società nella quale Lucarelli risulta, ancora oggi, amministratore unico) al Comune. Pedica si interessa a questa storia, fa un po' di domande in giro, mette insieme alcuni elementi E, alla fine, scrive un'interrogazione al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e a quello dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Da un sopralluogo sul sito si legge nell'interrogazione risultava che alcuni dei capannoni abusivamente realizzati e occupanti una enorme superficie attualmente non esistono più, mentre permangono le richieste di condono edilizio aventi ad oggetto la sanatoria per migliaia di metri cubi di inesistente volumetria». Che fine hanno fatto quei capannoni? «Da alcune dichiarazioni assunte sul posto sostiene ancora Pedica la motivazione è una presunta distruzione ad opera di un incendio, anche se sul luogo non vi sono tracce di elemento catastrofico, né sembra sia stata depositata denuncia ai Vigili del fuoco». Mentre le attività commerciali che si svolgevano in quei capannoni «sono state spostate sull'area antistante di via Nomentana». Pedica vuole sapere «se i ministri non intendano accertare se ci sono state violazioni delle norme a tutela del territorio, in riferimento alla scomparsa dei capannoni e alla illegale permanenza di domande di condono. E se il permanere di tali violazioni non sia facilitato dalla posizione ricoperta da Lucarelli». Lui, il caposegreteria del sindaco, si difende: «La mia famiglia ha ceduto i capannoni ai proprietari dell'area (Propaganda Fide, ndr) che a sua volta ha rivenduto ad altri privati: lì c'è un accordo di programma, che va avanti dal 1995-'96. L'incendio? C'è stato, nei primi anni '90... La domanda di condono, comunque, è decaduta». Negli uffici, però, non risulterebbero richieste di ritiro del condono. Il «giallo» continua.