CAMPANIA - IL sito archeologico più famoso del mondo, dalle potenzialità ancora inesplorate ma costretto a fare i conti drammaticamente con gli episodi quotidiani Del sito archeologico più famoso del mondo, dalle potenzialità ancora inesplorate ma costretto a fare i conti drammaticamente con gli episodi quotidiani di mancata manutenzione e quindi di crolli e pericoli. Ed è un'ottima notizia che Confindustria Napoli si stia attivando per esportare il modello Colosseo ai piedi del Vesuvio. A proposito del Colosseo, va detto che è la prima volta che in Italia si stabilisce una collaborazione di simili dimensioni tra istituzioni pubbliche e soggetti privati in tema di sponsorizzazione dei beni artistici, archeologici o architettonici. E prima ancora che per la dimensione economica dell'investimento - 25 milioni di euro - l'accordo risulta innovativo per le modalità stesse della partnership. La responsabilità della progettazione ed esecuzione dei lavori resta, come è naturale che sia, in capo ai tecnici della soprintendenza, così come la scelta delle imprese che realizzeranno i lavori (diversamente da una prima ipotesi che affidava questo compito agli sponsor), ed il pagamento dei diversi stati di avanzamento delle opere sarà curato direttamente dalla Fondazione "Amici del Colosseo", che sembra essere lo strumento individuato dal patron della Tod's per gestire l'operazione. A questo punto il ritorno economico è affidato, piuttosto che alla pubblicità derivante dai maxiposter affissi sul monumento, all'esclusiva riconosciuta al gruppo Della Valle di poter usare la dizione di sponsor unico del restauro del Colosseo. È una soluzione equilibrata, nel suo contemperare le esigenze di tutela e decoro, anche dell'immagine, di uno dei simboli della storia e della ricchezza del patrimonio culturale italiano, e come tale conosciuto nel mondo, e quelle di un gruppo imprenditoriale che investe ingenti somme, con una strategia comunicativa moderna, attenta così a qualificare ulteriormente il marchio, soprattutto in termini di identità. E il solo fatto di parlare di soluzione equilibrata, nel nostro paese, di questi tempi e per lo più in tema di conservazione e tutela del patrimonio, fa gridare al miracolo. Se c'è infatti un terreno dove la radicalizzazione delle posizioni, spesso pregiudiziali, impedisce la riflessione di merito e la ricerca delle soluzioni compatibili, ebbene questo è proprio il campo della salvaguardia dei beni naturali e paesaggistici, il restauro dei monumenti, la valorizzazione delle aree archeologiche, l'allestimento e la gestione delle strutture museali. Ed è anche frequente il caso di estremizzazioni, francamente incomprensibili, proprio nel caso del ricorso a soggetti e risorse private per finanziare interventi pubblici, altrimenti privi di copertura economica. Si assiste così, da un lato alla demonizzazione della sola idea di consentire ad uno sponsor di utilizzare lo spazio dei ponteggi montati per l'effettuazione dei lavori a scopi pubblicitari, preferendo semmai al rischio della "profanazione" subita dalla sacralità del luogo e del manufatto la certezza del suo ulteriore degrado e fatiscenza. Dall'altro di prendere disinvoltamente in esame la possibilità di trasformare parti del patrimonio architettonico (Versailles in Francia, la reggia di Caserta da noi, ma non solo) in strutture ricettive, ignorando le manomissioni cui andrebbero necessariamente incontro sia per i lavori di adeguamento funzionale sia in termini di uso nel tempo. Esclusi i furori ideologici, è invece non solo possibile ragionare ma addirittura esiziale per il nostro patrimonio dell'apporto delle risorse e dell'intraprendenza dei soggetti privati. Già oggi il nostro Paese, e in esso la Campania, è riconosciuto come il luogo di maggiore accumulazione di testimonianze di civiltà, cultura e manifestazioni d'arte tra tutti quelli del mondo, ben oltre la constatazione di essere la nazione con più siti dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Con il passare degli anni, ed una progressiva dilatazione contemporaneamente delle categorie di beni inclusi tra quelli meritevoli di salvaguardia e di epoche considerate ormai storicizzate, il numero di oggetti da conservare aumenta significativamente. Si potrebbe aggiungere in maniera proporzionalmente inversa all'entità di risorse che il nostro paese è in grado (o anche sceglie!) di destinare a tal scopo, quest'anno con lo 0,19 del bilancio statale buoni ultimi tra i paesi europei. Comprendere dunque che una politica rigorosa di tutela e salvaguardia dei beni è coniugabile con una loro valorizzazione, nel riconoscimento dei rispettivi ruoli che esercitano le istituzioni pubbliche e gli investitori privati, è l'unica strada maestra per il futuro.