CAMPANIA - Un progetto di rilancio, un piano manageriale che tenga conto di investimenti e gestione, l'ambizione di coinvolgere investimenti dall'estero (a partire dai paesi arabi). «Ma, prima di tutto, bisogna fare tutto questo rapidamente. Per Pompei non si può più esitare». E il discorso del presidente dell'Unione industriali Paolo Graziano ha toni serrati: «Niente slogan ma fatti, idee, proposte. Sul tavolo della nostra prima riunione di direttivo il caso Pompei è stato affrontato. Stiamo già lavorando». Della Valle vi ha mediaticamente preceduto con il suo progetto per il Colosseo? «Noi ci siamo insediati da pochissimo ma ci siamo dati immediatamente un principio operativo: essere propositivi. Il tutto senza generiche assunzioni di principio, quello che occorre in casi come quello del recupero e la tutela degli Scavi di Pompei sono idee applicabili. Progetti innovativi e di grande respiro ma anche la possibilità di porre in essere esperienze gestionali di livello assoluto». Di fronte al momento di difficoltà di Pompei un imprenditore come si pone? «Studia quale deve essere il modello gestionale. In Campania e più in generale al Sud abbiamo una vera e propria fucina di proposte. Ma le belle idee da sole non bastano, ci vogliono approfondimenti e indicazioni gestionali. Purtroppo è stato un crollo, un evento scioccante, a svelarci in che condizioni siano gli Scavi». Lei invoca i tempi rapidi. Siete già al lavoro? «Nella prima riunione di direttivo abbiamo di fatto già varato un gruppo di lavoro per elaborare una proposta imprenditoriale per Pompei. La prossima settimana questo team sarà al lavoro. A guidarlo sarà Aurelio De Laurentiis che nel team dell'Unione industriali ha l'incarico di rilanciare l'immagine di Napoli e della Campania a livello internazionale. Sarà un gruppo di lavoro ampio, con il coinvolgimento di imprenditori e personalità di primo piano». Idee di rilancio, piano progettuale. Per Pompei si stima che possano essere necessari 300 milioni. Presidente ma non ci sarà il solito problema di reperire fondi per rendere i realtà i progetti? «Se le idee sono davvero buone non è mai un problema trovare soldi. I nodi vanno sciolti con l'impegno e la pianificazione, il business plan è parte importante di ogni progetto imprenditoriale. I fondi sono determinanti se si ha una visione chiara su come investire e gestire. Ci già sono dati economici rilevanti: il numero dei visitatori dà il senso del peso finanziario dell'intera operazione. Allo stesso tempo non si può prescindere della visibilità di Pompei nel mondo e nella capacità di generare indotto. Altro aspetto sono gli investimenti. Lo spazio archeologico, poi, è certamente il centro dell'attenzione ma, ad esempio, non dobbiamo dimenticare questioni essenziali come le vie d'accesso al sito archeologico. Quello che è centrale è individuare e gestire un "Sistema Pompei". Una discussione che deve essere serrata ma ampia. Occorre coinvolgere le istituzioni». Soprintendenza e mondo delle imprese. In sintesi: pubblico e privato. Come far convivere realtà troppo spesso lontanissime su un tema tanto delicato come Pompei? «Ho già contattato Mario Resca, il direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero dei Beni Culturali. Il principio base del confronto è mettere da parte le contrapposizioni. Pompei non è un bene speculativo ma può generare ricchezza. Le regole vanno stabilite insieme con nuovi metodi d'approccio, senza veti». Nei mesi scorsi si è parlato di Fondazione sul modello del Museo egizio di Torino. «La Fondazione è un modello di gestione ma non è l'unico. A me piace pensare al Louvre, un grande luogo di cultura di respiro internazionale dove Stato e privati lavorano insieme con successo». Meglio avere investitori italiani o stranieri? «È una valutazione ininfluente. Pompei è del mondo. Io penso a come attirare imprenditori anche dai paesi arabi, da Abu Dhabi. Personalmente ho tanti contatti all'estero. Sarebbe bello coinvolgerli in questo progetto». Pompei è in grado si attirare l'attenzione del mondo intero. È gli altri siti della Campania che meritano valorizzazione? «Pensiamo alla creazione di un modello di gestione applicabile in scala ad altre realtà. Ad esempio l'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere è uno spazio di valore assoluto che meriterebbe non solo di essere conosciuto ma anche rilanciato ad alti livelli. La sfida è appena lanciata»