ROMA - Un nuovo scontro frontale alla Camera per dimostrare a tutti che la maggioranza rattoppata il 14 dicembre è in grado di andare avanti. E di reggere il ciclone Ruby. Silvio Berlusconi ha impartito lordine: sulla sfiducia a Bondi Pdl e Lega devono fare muro. E così la mobilitazione è partita, con i deputati del predellino che hanno già ricevuto lsms di sollecitazione: spostate aerei e treni, organizzatevi, perché mercoledì e giovedì dovremo essere tutti a Montecitorio a difendere Bondi. Ministri e sottosegretari compresi. Si va in guerra, nonostante linteressato voglia tuttaltro, ovvero dimettersi: «Basta, sono stanco delle polemiche», va ripetendo da giorni nei colloqui riservati. Lo schema è già stato collaudato con la relazione sulla Giustizia di Alfano approvata grazie alle assenze dellopposizione e poi caricata dal premier di un forte valore simbolico per rispondere allo scandalo Ruby. Lo stesso copione è previsto per giovedì su un voto che, questo sì, si deciderà sul filo di lana. Lopposizione vuole che il ministro dei Beni culturali lasci dopo i crolli di Pompei e il più generale stato di abbandono della cultura sotto il governo Berlusconi. Dopo una cautela iniziale, anche il terzo Polo ha depositato una propria mozione di sfiducia sulla quale dovrebbero convergere i voti di Pd e Idv. Con lincognita Svp, il partito altoatesino che a dicembre sulla fiducia si era astenuto ma che dopo la deflagrazione dello scandalo Ruby ha annunciato che i suoi due deputati potrebbero votare contro Bondi. «Non cè da fidarsi, lSvp alza sempre il prezzo, incassa e fa marcia indietro», racconta un capogruppo dellopposizione. Eppure se gli altoatesini votassero contro il margine della maggioranza passerebbe da tre ad un solo voto. Una vera battaglia. Altra incognita è la data: lUdc ha chiesto al presidente Fini di rinviare di una settimana il voto (previsto per mercoledì o giovedì) per consentire ai suoi deputati di andare al Consiglio dEuropa di Strasburgo impegnato sulle persecuzioni contro i cristiani. La decisione definitiva sarà presa entro domani, con il Pdl che al momento è intenzionato a non permettere spostamenti. Così il predellino si prepara ad una nuova prova di forza. Berlusconi ne ha già parlato ai suoi. «Voglio la conta, dimostriamo che i numeri li ho - racconta chi gli ha parlato - così saranno costretti a finirla con questa storia delle mie dimissioni». Una mossa - pensata anche per stoppare chi pensa a governi alternativi con la complicità di pezzi di maggioranza - che potrebbe non piacere alla Lega, impegnata a calmare le acque per non bruciare le trattative con lopposizione sul federalismo, che proprio questa settimana vive un passaggio fondamentale. Con un ulteriore paradosso: Bondi quella poltrona la vuole lasciare. «Non ho più voglia, mi dimetto prima della sfiducia», va ripetendo ai colleghi di governo parlando di «troppe polemiche per colpe che non ho». E si racconta che da giorni non stia più andando al ministero, intenzionato a mollare prima del voto come fecero Scajola, Cosentino e Brancher. Ma una richiesta del premier cambierebbe tutto.