C'è un argomento che è meglio evitare salendo i gradini che conducono ai luminosi uffici di Firenze Mostre: le mostre. Quelle serie, come «Botticelli e Filippino», capaci di calamitare a Palazzo Strozzi qualcosa come 300mila visitatori. «Adesso è tutto bloccalo, paralizzato, finché non sapremo come vanno a finire le cose», sospira Antonio De Virgiliis, vicepresidente della società per azioni costituita nel 1999 con finalità pubbliche, «per incrementare gli interventi nei settori dell'arte e della cultura». Proprio così. «Un esempio significativo di concreta collaborazione tra pubblico e privato: il Comune di Firenze è infatti il socio di maggioranza», recita lo statuto, che non tralascia di descriverne anche gli scopi: «progettare, organizzare, realizzare, anche in collaborazione con altri soggetti, un programma di grandi eventi espositivi nei principali spazi che Firenze Mostre utilizza; oltre le sale di Palazzo Strozzi, la Sala d'Arme di Palazzo Vecchio e quelli del Forte Belvedere». Ma proprio qui sta la delusione: «Per ora, in gran parte di quegli spazi, non si realizza niente», riprende l'avvocato De Virgiliis, che un mese e mezzo fa ha insediato il nuovo presidente (Giorgio Bonsanti, dopo le dimissioni di Marcello Fazzini, che su quella poltrona è rimasto solo tre mesi) e integrato il consiglio. «Stiamo ora aspettando che sia il nuovo presidente a convocare la prossima assemblea», conclude il vicepresidente di Firenze Mostre. «Di certo c"è che la società, almeno per tutto il prossimo anno, dovrà accontentarsi di mostre di medio livello», interviene l'assessore alla Cultura di Palazzo Vecchio, Simone Siliani, ricordando che esiste un presupposto anche per l'annunciata esposizione di Folon a Forte Belvedere. «Noi diamo il Forte (fino alla prossima primavera chiuso per restauri, ndr.), ma di soldi, non ce ne sono riprende Siliani . Come ho detto anche a Marinella Pasquali (colei che si sta occupando della cosa), è indispensabile trovare uno sponsor». Già, perché in assenza di moderni mecenati, le prospettive sono tutt'altro che rosee, anche per quanto riguarda il fronte istituzionale. Non a caso quasi tutti gli eventi proposti dalla soprintendenza di Antonio Paolucci erano «firmati» Ente Cassa. Che si conferma pronta a investire nella cultura promuovendo e finanziando, con 900mila euro, la grande mostra su Arnolfo di Cambio e la sua epoca in programma al Museo dell'Opera del Duomo: un progetto, condiviso con il ministero per i Beni e le attività culturali e il Comitato Nazionale per il VII Centenario della morte di Arnolfo di Cambio. Inoltre l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha allo studio una serie di eventi espositivi per il 2005, legati principalmente alla grande tradizione delle arti figurative fiorentine e toscane, «sui quali - fa sapere - assumerà delle decisioni tra la fine di quest'anno e gli inizi di quello successivo». Qualche asso nella manica sembra averlo in serbo anche l'assessorato alla Cultura del Comune: «Due mostre sull'Africa, una antica (a Palazzo Strozzi) e una sulla produzione contemporanea (al Museo Antropologico) sottolinea Siliani . Un omaggio a Ragghianti, a cui contiamo di affiancare un'esposizione dedicata al grande fotografo Helmut Newton in programma alla fine del 2005. Il luogo? Ancora da definire. Ma perché Firenze possa raggiungere i fasti di Botticelli, occorrerà aspettare almeno il 2006: proprio Bonsanti ha proposto infatti una grande mostra sul restauro per i 40 anni dell'alluvione, che coinvolgerà anche l'Opificio delle Pietre Dure». Non a caso, il nuovo presidente di Firenze Mostre (nelle ultime ore nominato anche presidente del Festival dei Popoli), dal marzo 1988 al febbraio 2000 è stato soprintendente del prestigioso istituto e dei laboratori di restauro. Rimarranno invece nel cassetto i progetti messi in cantiere dalla passato gestione della società: «Stavamo lavorando con la soprintendenza al progetto sulla Scuola del Mondo, le committenze Repubblicane da Benvenuto Cellini a Leonardo da Vinci su un'idea di Carlo Pedretti confida Franco Camarlinghi, ex presidente della società . Altri progetti riguardavano invece l'Architettura Radicale e, nel 2006, doveva vedere la luce Gli Strozzi a Palazzo Strozzi-I punti di vista cambiano, ma su una cosa mi sento di intervenire con decisione: Forte Belvedere è stato e deve continuare a essere la scena di scambio dell'arte contemporanea. Non deve diventare un luogo da utilizzare in maniera retorica, per consacrare l'artista (famoso) di turno».