Da domani le visite al monumento restaurato Un lavoro di ri-cucitura. Le parti del Teatro romano di Neapolis erano inglobate negli edifici che la città gli ha fatto crescere intorno nei secoli. Anticaglia, sta per "insieme di cose dellantichità". Pietre del passato, il cui assemblaggio, nel tempo, era diventato illeggibile, per cui anticaglia è come dire qualcosa senza forma, lunica certezza è che appartiene a un altro tempo. Lopera che ha restituito al pubblico dei visitatori il Teatro antico, che lo vedrà per la prima volta a restauro compiuto domani dalle 9 alle 14 (prenotandosi), è stato un lavoro eseguito come con ago e filo, per riportare alla vista una immagine di insieme dellarchitettura antica e nello stesso tempo conservare il tessuto che la include. Un effetto unico in Italia, e non solo. Il risultato è un sito archeologico irripetibile che racconta la storia del «palinsesto» Napoli, della stratificazione anche orizzontale, oltre che verticale, che ha interessato la città. Il senso di questa scoperta, che ha coinvolto generazioni di archeologi in un lavoro collettivo fatto passandosi il testimone nella piena collaborazione (come non sempre accade) dagli anni Ottanta a oggi, è spiegato e documentato nel libro edito dallUniversità Orientale "Il teatro di Neapolis, scavo e recupero urbano", scritto a più mani da Ida Baldassarre, Daniela Giampaola, Francesca Longobardo, Aurora Lupia, Giancarlo Ferulano, Roberto Einaudi, Fabiana Zeli e con le prefazioni del sindaco Iervolino, di Stefano De Caro e del rettore dellOrientale Lida Viganoni. Il volume sarà presentato sempre domani alle 15.30 nellex Asilo Filangieri a San Gregorio Armeno: con gli autori, il sindaco, De Caro, ci sarà larcheologo Filippo Coarelli, discepolo di Ranuccio Bianchi Bandinelli. Il Teatro appare ora come unemersione dal paesaggio circostante e «interno»: il suo scheletro composito dopo venti secoli è risorto dai vicoli, dalle case, dagli scantinati, persino dai camminamenti di chiese e conventi. E nel progetto dellingegnere Einaudi - figlio del presidente Luigi e padre del musicista Ludovico - la struttura antica deve restare intrecciata agli edifici che dal Medioevo al Settecento gli sono cresciuti intorno. Cinquemila posti, il diametro della cavea di 86 metri, il "Teatro di Nerone" è un edificio di età flavia classificabile tra i medio-grandi. Non si sa ancora dove fosse il teatro greco, lOdeion. Quello romano, invece appare in uno dei rilievi dellarco trionfale di Alfonso dAragona a Castel Nuovo e nel dipinto di Marco Pino sullaltar maggiore di SantAngelo a Nilo. Via Sapienza, Pisanelli, Anticaglia e Santi Apostoli compongono il terzo decumano più settentrionale della città greco-romana, e le tracce del teatro sono lungo questa direttrice. Se ne vedono gli archi a cavallo tra due palazzi, sovrastanti la strada dellAnticaglia, dove al civico 28 si sviluppano gli ambulacri. Si rintraccia negli scantinati di via San Paolo 4 dove si vede una semicolonna della facciata del teatro in un cortile. Un altro "brano" si legge nel convento dei Padri Teatini sempre in via San Paolo, e la «media cavea» è ora leggibile tra i palazzi, come una gradinata ritagliata tra le facciate, con le finestre che la contemplano dopo tanti secoli. Quella realizzata oggi è levoluzione della proposta di Roberto Pane di un parco archeologico con la demolizione solo di alcuni immobili. Il progetto per il "disvelamento" del Teatro proposto dallo Studio Einaudi in accordo con la variante generale al Piano urbanistico attuativo (Pua) prevede anche la fruizione e la valorizzazione del monumento. Il primo lotto sperimentale ha avuto inizio nel 2003 con fondi comunali. A cui si sono aggiunti il Por Campania 2000-2006 e un cofinanziamento del Comune di Napoli per un secondo lotto. Il Pua per il teatro riguarda larea compresa tra via San Paolo, via Anticaglia, vico Cinquesanti e il muro di confine del complesso di San Paolo Maggiore. Il recupero è stato conciliato con il rispetto delle residenze e delle attività commerciali, e di questo si è tenuto conto anche negli espropri. Il palcoscenico antico nellipotesi di Einaudi coordinato dalla soprintendenza, ora che è entrato anche nel piano di gestione Unesco del centro storico, tornerà a vivere e a ospitare spettacoli con un piano di gestione su cui avranno competenza Stato e Comune, e ci sarà unarea museale dove esporre i numerosissimi reperti trovati nello scavo.