Un pontile sequestrato, altri 16 che rischiano: tutta la zona teme il black out turistico Il reportage Secondo la procura le strutture sono illegali perché non previste dal piano regolatore "È come se a Cortina in inverno mettessero i sigilli agli impianti di risalita" laura montanari Quegli spazi vuoti sono un segnale sinistro per leconomia di Monte Argentario, le nuvole che annunciano una tempesta. «Il nostro tsunami» taglia corto un tipo che si affaccia da un rimessaggio e scompare subito dopo dentro un capannone. Il timore - fondato - è che i sequestri vengano estesi a tutti gli altri pontili della zona, che, compreso Porto Ercole, sono diciassette, cioè il perno del turismo. Un affare stimato in oltre cento milioni di euro lanno. Perché dentro questa cifra ci stanno quelli come Pierpaolo Sabatini che fa il fabbro e sistema le parti in metallo delle barche, o quelli come Roberto, il pescivendolo, che si passa la mano fra i capelli e dice: «Se bloccano i pontili siamo alla fame, non è una questione che riguarda soltanto le società che li gestiscono direttamente, ma lindotto. Tutto si ferma». Il lavoro di questa zona si fonda sul mare e sui villeggianti muniti di barche, dal piccolo gozzo agli yacht di 35 metri. Qualche chilometro più in là, Porto Ercole replica le stesse identiche preoccupazioni. Linchiesta aperta dalla procura di Grosseto rischia di avere un impatto devastante sulla prossima stagione: «Non faccio che ricevere meccanici, elettricisti, gente dei cantieri che si dicono disperati, se mancano i turisti nessuno lavora più». Grazia Bovicelli, è una delle cinque persone nellelenco degli indagati per reati che vanno dallabusivismo edilizio a quello ambientale, alloccupazione di suolo demaniale. È la presidente della società che amministra il pontile Domiziano: «Paghiamo la concessione demaniale dal 1995, 80mila euro ogni quattro anni, più il 15 dellimporto alla Regione Toscana. Abbiamo 240 soci e 120 posti barca, siamo gli unici con una concessione non scaduta, non capisco perché hanno sequestrato proprio il nostro pontile...». Le ipotesi dellaccusa, attorno a cui ruota linchiesta, sono due: 1) tutti i pontili galleggianti sono illegali perché il piano regolatore del comune di Monte Argentario non li prevede; 2) le concessioni ai vari gestori sono state date in maniera irregolare, senza bando, dalla prima metà degli anni Novanta in poi. Quasi unassegnazione automatica. E oltre ai pontili, a Porto Ercole, sarebbero illegali anche le catenarie, un sistema per ancorare le imbarcazioni con catene e «corpi morti» di 30 tonnellate ancorati sul fondale. Chi sta facendo accertamenti su questa materia, il tenente della Guardia di Finanza Daniele Cappelli, è stato minacciato fra Natale e Capodanno. Un proiettile in una busta e un biglietto. Senza alcun riferimento diretto al lavoro svolto in questinchiesta. Ma non bisogna scomodare un indovino per capire. «Mi spiace, non ho niente da dire su questa vicenda» chiude il discorso il tenente. Però qualcuno deve essersi preoccupato perché sono cominciati dei controlli a protezione della casa e della famiglia dellinvestigatore, anche se non una vera e propria scorta come sembrava in un primo tempo. Anche il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, del Pdl, non dorme sonni tranquilli di questi tempi: «Dobbiamo trovare una via duscita transitoria». Uno scudo per Porto Santo Stefano e Porto Ercole? «Non chiedo proroghe, né concessioni - ribatte seccato - dobbiamo senzaltro arrivare a una gara europea, ma prima, il Comune deve stabilire le regole del gioco su uno strumento urbanistico che oggi non cè». Quindi? «Quindi i tempi sono stretti e gli iter lunghi. La mia proposta è: mettiamoci attorno a un tavolo, noi, Provincia e Regione, superiamo le divisioni, qui più che la politica deve parlare la politica del territorio». Porto Santo Stefano un nuovo piano regolatore per il porto ce lha, ma è ormeggiato in attesa del via libera ministeriale e anche una volta arrivasse, i tempi per bandire le gare sconfinerebbero oltre lestate. Peggio a Porto Ercole dove, come spiega lo stesso sindaco, «il procedimento urbanistico non cè e liter è appena cominciato». Il rischio è di vedere da lontano, sul filo dellorizzonte sfilare le barche dei Previti, dei Montezemolo, del vicesindaco di Roma Mario Cutrufo e di tanti altri nomi che affollano le estati intense dellArgentario. «Certo che sono preoccupato, qui se non ci sono le barche ormeggiate mancherà il lavoro per molti, per quasi tutti. Ma se questo servisse a dare le concessioni attraverso un bando europeo, probabilmente Porto Ercole diventerebbe un porto moderno e come si deve, con le docce e la gente che lavora alle barche messa in regola...» dice Roberto, voce fuori dal coro incrociata al Bar del Porto.