Anche se dimentica inavvertitamente un cappello tra i reperti «visitati» e lascia una traccia utile agli investigatori. C'è questo e molto altro fra i retroscena dell'indagine che ha consentito di recuperare preziosi oggetti del passato ma che alla soddisfazione per l'importante risultato ottenuto associa la tristezza nel constatare il livello di abbandono, approssimazione e sufficienza con il quale gli immensi giacimenti culturali del nostro Paese vengono custoditi. Agli inquirenti l'inatteso «aiutino» è giunto dalla provincia di Benevento: qui uno dei ladri d'arte ha abbandonato un cappello di stoffa dove intendeva riporre i frammenti eventualmente recuperati. Un paradosso che in sé raccoglie anche un'ironica beffa: non solo l'incuria delle istituzioni nella tutela del patrimonio archeologico, ma anche la sciatteria di chi questo immenso oceano di ricchezza del passato intende sfigurare e sfregiare. Così i carabinieri sono riusciti a risalire al proprietario di quel berretto e, successivamente, agli altri complici, tutti risultati abitualmente dediti allo scavo clandestino di materiale archeologico. Dalle indagini è anche emerso che accanto al mercato di reperti autentici è risultato fiorente quello parallelo del falso. Artigiani, in prevalenza pugliesi, riuscivano a produrre reperti quasi simili a quelli autentici, utilizzando per "anticarli" sterco di cavallo. Insomma, siamo alla manomissione della storia, al basso taroccamento dell'arte. Per non parlare - e su questo l'inchiesta prosegue - dei canali utilizzati per «ripulire» i beni sottratti: un meccanismo che si avvale di società fittizie in contatto con case d'asta per il piazzamento dei «cimeli impossibili». «È la conferma della gravità del fenomeno che noi chiamiamo dell'archeomafia - dice Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania - che vede in azione colletti bianchi e personaggi insospettabili, vere e proprie organizzazioni criminali spesso collegate a clan mafiosi. Una ragnatela che è al servizio di una platea, purtroppo sempre più vasta, di esibizionisti, per il solo vezzo di esporre nella propria villa, giardino o cassaforte, opere d'arte di valore inestimabile. E che vede la Campania tra le regioni leader del traffico: il 12 per cento del totale nazionale dei reati di archeomafia si concentra qui». Le cifre sono da brividi: 882 furti di opere d'arte effettuati in Italia, 13.219 oggetti trafugati, 1.220 persone indagate, 45 arresti; ma anche 19.043 beni culturali illecitamente sottratti recuperati, insieme a 14.596 reperti paleontologici e 55.586 archeologici. Ulteriori «inconfutabili conferme del quadro accusatorio», fanno notare gli investigatori, sono venute da perquisizioni e sequestri che hanno consentito, al momento, il recupero, complessivamente, di 633 reperti, tra cui crateri a calice e a volute, skyphos, kylix, gorgoni, satiri e protomi femminili, e mille frammenti, per un valore complessivo di circa un milione di euro. Secondo Eurispes, nel 2010 lo Stato ha diminuito le risorse assegnate al ministero per i Beni culturali, da 1.416 a 1.358 milioni di euro: un taglio del 4,2 per cento, più pesante (-14,7) proprio alla voce «tutela dei beni archeologici»; di contro, il business parallelo dell'arte trafugata è stimato intorno ai 165 milioni l'anno. Maria Luisa Nava, fino a qualche mese fa sovrintendente archelogica di Caserta, Salerno, Avellino e Benevento, da due mesi alla guida del Museo campano di Capua, lancia una proposta coraggiosa quanto inevitabile: «Negli ultimi anni la tendenza è stata quella di valorizzare e mantenere troppo, nel tentativo di promuovere le testimonianze del passato. Oggi non è più così - è il ragionamento - le risorse si sono assottigliate ed è necessario operare una scelta, fare una selezione. Decidere cosa valorizzare, su quali giacimenti investire in maniera corretta assicurando la validità dei progetti, la costanza nella manutenzione, l'obbligo della sicurezza. Il patrimonio che non si può mantenere si abbia il coraggio di ricoprirlo, di rimetterlo sotto terra: almeno eviteremo di lasciare immense ricchezze alla mercè di tombaroli e criminali».