Pompei. Gli ultimi dieci anni della gestione della soprintendenza archeologica di Pompei sono finiti nel mirino della magistratura. Ben quattro inchieste sono state avviate dal capo della procura di Torre Annunziata Diego Marmo. L'ultima acquisizione di atti è stata compiuta ieri dalla guardia di finanza di Torre Annunziata e riguarda la ricostruzione del Teatro Grande degli scavi. L'inchiesta sul caso è stata avviata la scorsa estate dal numero uno della procura oplontina e affidata ai militari della guardia di finanza di Torre Annunziata, coordinati dal colonnello Fabrizio Giaccone, dal tenente Benito Addolorato e dal capitano Marco Volpe. Cinque milioni di euro è la spesa affrontata dall'ex commissario delegato all'emergenza dell'area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, per il restauro e la riqualificazione del Teatro Grande di Pompei. Finanziamento oggetto di indagini. Ieri mattina le fiamme gialle sono ritornate negli uffici della soprintendenza pompeiana per «l'acquisizione ordinaria di documenti per un fascicolo già aperto», ha tenuto a precisare il procuratore capo Diego Marmo. «Gli atti acquisiti ieri - ha spiegato il procuratore capo - sono un tassello di un quadro più ampio che speriamo di concludere presto. Gli atti sono relativi al restauro del Teatro Grande, naturalmente noi ragioniamo a tutto tondo: se dalla documentazione dovesse uscire dell'altro è chiaro che l'inchiesta si allarga su altri fronti». Quella sul restauro del Teatro Grande non è l'unica inchiesta giudiziaria attualmente aperta sulla gestione dell'area archeologica. Sotto accusa sono finiti ex soprintendenti, ex manager, ex commissari straordinari e l'attuale direttore degli scavi. C'è l'inchiesta sui corsi fantasma svolti in soprintendenza che coinvolge l'ex city manager Luigi Crimaco, e 266 addetti alla sorveglianza. C'è l'inchiesta sui crolli, sulla quale procedono i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, agli ordini del capitano Luca Toti, che è costata un avviso di garanzia all'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, al direttore degli scavi e vice soprintendente Antonio Varone, al capo dell'ufficio tecnico Valerio Papaccio, all'architetto restauratore Paola Rispoli, al geometra Aldo Borrello, all'architetto Maria Grazia Del Greco, (ex funzionaria), alla titolare della ditta «Caccavo», Anna Maria Caccavo, all'ingegnere Enrico Visciano e Giovanni Ausiello, titolare della ditta omonima. Per tutti l'accusa è di crollo colposo della «Schola Armaturarum» e della casa del Moralista. La magistratura indaga, anche, su presunti sprechi del commissariamento. Spese di rappresentanza, staff e assegnazioni di appalti da chiarire. Su questo investiga la Corte dei Conti che ha bocciato totalmente la gestione commissariale definendo illegittime tutte le spese sostenute nei due anni di gestione. «Gli scavi di Pompei non sono un'emergenza da Protezione Civile - hanno sentenziato i giudici della Corte dei Conti - di conseguenza gli interventi che interessano la tutela e la valorizzazione dei suoi tesori non andavano esclusi dai preventivi controlli». Intanto la Cisl in un documento sostiene il ministro Bondi contro la scelta dell'opposizione di chiederne la sfiducia e lo invita a Pompei.
CAMPANIA - Pompei. Gli ultimi dieci anni della gestione della soprintendenza archeologica nel mirino della magistratura.
La soprintendenza archeologica di Pompei è stata oggetto di quattro inchieste giudiziarie avviate dalla magistratura. L'ultima inchiesta riguarda la ricostruzione del Teatro Grande degli scavi, con un finanziamento di cinque milioni di euro. L'ex commissario delegato Marcello Fiori è stato accusato di sprechi e di finanziamenti non autorizzati. Le indagini si estendono anche a altri fronti, come il restauro del Teatro Grande e a presunti sprechi di spese di rappresentanza, staff e assegnazioni di appalti. La Corte dei Conti ha bocciato la gestione commissariale definendo illegittime tutte le spese sostenute nei due anni di gestione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo