Musicista condannato per detenzione di reperti archeologici nella villa appartenuta al ministro Bonacci Ancona Nella dimora-museo di Falconara Alta, accanto a documenti d'epoca giolittiana sulla Triplice alleanza e a un pianoforte a coda su cui si dice abbia suonato Liszt, erano in mostra statuine, anfore e altri reperti d'epoca romana. Tra questi un busto in marmo di Athena-Minerva con medaglione del I secolo avanti Cristo che, secondo la perizia dell'archeologo della Soprintendenza Maurizio Landolfi, nominato dal Tribunale, potrebbe essere un pezzo più unico che raro, tanto da far pensare che si abbini a due teste di donna esposte nei Musei Capitolini. Per questo il professor Salvatore D'Urso, musicista ed erede della villa gentilizia che fu di Teodorico Bonacci, ministro di Grazia e Giustizia nei governi Giolitti, è stato condannato ieri per detenzione illegale (dovuta all'omessa denuncia) di beni di interesse archeologico, sette reperti sequestrati il 20 agosto 2004 durante una perquisizione fatta dai carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale nella dimora di piazza Carducci 3, proprio di fronte al palazzo comunale di Falconara. Il giudice monocratico Paola Moscaroli, che ha inflitto al musicista una pena di due mesi di reclusione e 200 euro di multa (sospesa con la condizionale), ha pure disposto la confisca dei reperti sequestrati, trovati in buono stato di conservazione, e la loro consegna alla Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche, affinché siano esposti al pubblico. Il blitz dei carabinieri esperti nel recupero di opere d'arte e reperti archeologici era partito da Bari, seguendo le tracce di un grosso trafficante d'antiquariato. All'inizio si pensava che ci fosse un legame con il professor D'Urso, tanto che l'insegnante di musica era stato indagato per ricettazione. Poi però si è chiarito che quei reperti d'epoca romana non erano stati acquistati nel mercato clandestino dal musicista falconarese, appassionato d'arte e violoncellista dell'Orchestra filarmonica delle Marche, ma erano da tanto tempo nella villa di Falconara in cui il professore, ormai ultrasessantenne, vive dall'età di sei anni, quando venne adottato dalla famiglia Bonacci, stirpe che oltre al ministro Guardasigilli di inizio '900 ha generato una commediografa di fama nazionale come la figlia Anna e un'apprezzata pianista come Lidia. Così l'accusa nei confronti di Salvatore D'Urso, conosciuto a Falconara come Turi, s'è ridimensionata e il professore di musica è stato citato a giudizio per violazione del testo unico del 2004 sui beni culturali, che obbliga alla segnalazione chiunque entri in possesso, anche ereditandoli, di reperti archeologici. In una circostanziata memoria difensiva, depositatata dal suo avvocato, il musicista falconarese descriveva l'atmosfera di quella casa-museo, una casa con parco vincolata come bene d'interesse architettonico, in cui era cresciuto affinando la sua sensibilità artistica e il talento musicale. Negli armadi sono ancora custodite le corrispondenze del ministro Teodorico sulle trattative per la Triplice Alleanza, gli scritti teatrali di sua figlia Anna e in un salone risalta la coda di un piano che saggiò il talento del grande compositore ungherese Franz Liszt. Per questo ai suoi occhi non stonavano certo come abusivi quei reperti storici: oltre al busto di Minerva, i carabinieri sequestrarono altri sette pezzi minori, statuine di Kyatos e Kylix (copie di opere greche realizzate in età romana) un cratere in vernice nera, due elementi fittili rappresentanti una forma maschile togata, un anello in bronzo con pietra verde. "Per quanto appassionato d'arte il professore non aveva la capacità di comprendere se quei reperti avessero un valore storico artistico tale da rendere obbligatoria la denuncia - ha sostenuto ieri il suo avvocato chiedendo l'assoluzione -. Ha solo ereditato i reperti, non ha fatto nulla per entrarne in possesso". Il pubblico ministero onorario Francesca Sbriccoli, ritendendo che D'Urso fosse comunque obbligato alla segnalazione, ne aveva chiesto la condanna. Lorenzo Sconocchini,