Che Capua e Santa Maria Capua Vetere fossero ricche di storia e di reperti archeologici alcuni nascosti ancora, probabilmente, nelle viscere delle città antiche - è una certezza. Ma che un gruppo di persone trafugasse reperti archeologici e li immettesse sul mercato nero, è una novità che non era ancora venuta fuori. Una prassi nota, dicono gli esperti che tentano di difendersi da incursioni di avvoltoi, ma sussurrata tra le rovine di città che vengono a galla. Una prassi che però nasconde un reato. Per questo ieri i carabinieri del nucleo «tutela patrimonio culturale e artistico» di Roma hanno arrestato cinque persone su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere e hanno notificato ad altri quattro il divieto di dimora nella provincia di Caserta. Trentanove, invece, sono gli indagati che sono stati denunciati. In pratica i cinque arrestati avrebbero recuperato reperti e se ne sarebbero impossessati senza denunciare il rinvenimento alla Sovrintendenza dei beni culturali di Caserta e Benevento. Una tappa che avrebbero dovuto rispettare per non incappare nella trappola della giustizia. I reati ipotizzati dalla Procura sono di associazione per delinquere e detenzione illecita di materiale archeologico secondo il «Testo Unico» dei beni culturali. Insospettabili i cinque arrestati: Annibale Corvino, sessantacinque anni, di Casal di Principe, conosciuto come «o'professore»; Salvatore Zara, quarantasei anni, Luigi Caterino di cinquantadue anni, Giacinto Lunardelli di cinquantacinque e Filippo Palma di settantadue anni, tutti di Casal di Principe. Il divieto di dimora è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari per Nicola Goglia, trentotto anni, Mario Luongo di cinquantasei (entrambi di Casal di Principe) e poi Nicola Verde di quarantotto anni di Cesa e Antonio Savastano di quarantacinque anni di Mondragone. Un'organizzazione simile è stata scoperta pochi mesi fa a Caltanissetta in Sicilia e i reperti trafugati sono stati rintracciati poi anche negli Usa, in Inghilterra e a Malta. Non si esclude che, pure in questo caso, ci sia un traffico di reperti archeologici in altre parti del mondo raccolti a Capua a Santa Maria Capua Vetere e in altre parti d'Italia. È noto, infatti, che Capua sia ricca di reperti che spuntano fuori con un semplice scavo per creare le fondamenta di un edificio in costruzione. Capua, tra le altre cose, era in epoca romana la seconda città italica per estensione e popolazione subito dopo Roma. Non è difficile che intervenga la Sovrintendenza per bloccare uno scavo. E' possibile, invece, che i cosiddetti «tombaroli» abbiano scavato in zone già designate, in cui si conosceva la valenza dei reperti che sarebbero stati trovati. Reperti sono venuti alla luce negli ultimi tempi anche nella zona di confine tra San Prisco e Santa Maria Capua Vetere. Degli arresti e delle indagini scattate qualche anno fa sono stati informati i dirigenti della Sovrintendenza.