Nusco. La denuncia è arrivata nel corso della presentazione di un interessante volume - "Il castello di Nusco, Storia e archeologia", curato da Immacolata Gatto e Antonio Ressa, De Angelis Editore. L'installazione avvenne negli anni '60, con un contratto di concessione venticinquennale, tacitamente rinnovato tra il Comune e la Rai, che non tenne per niente conto della peculiarità del sito castellare. Oltre all'antenna, per contenere la strumentazione elettronica, venne realizzata anche una costruzione che ha contribuito ad alterare lo stato dei luoghi: «Avendo scelto la muratura, magari l'intenzione era di armonizzare al massimo la nuova costruzione nel contesto - ipotizza l'architetto Ressa, che si è occupato del rilevamento stratigrafico del sito - invece l'impatto visivo è notevole e con esso la confusione filologica che ne deriva. Un capitolo a parte, poi, sono i danni prodotti dalle radiazioni elettromagnetiche la cui pericolosità al tempo non era sufficientemente nota». In verità le amministrazioni comunale degli ultimi anni hanno tentato più volte di far rimuovere l'antenna dal sito archeologico; in particolare l'ex sindaco Giuseppe Del Giudice si è adoperato senza molta fortuna. Alla base delle trattative c'era un puntuale studio altimetrico e di intervisibilità che ha consentito ai tecnici incaricati dal Comune di individuare sul Montagnone di Nusco un sito alternativo per installare il ripetitore. Le trattative, però, subirono un brusco arresto allorquando la Rai prospettò i notevoli costi che si sarebbero dovuti affrontare per lo spostamento dell'impianto. Una terza soluzione, però, è stata indicata nel corso della presentazione del volume dall'architetto Ressa: «La somma necessaria a costruire il nuovo traliccio e l'annesso vano tecnologico si potrebbe recuperare all'interno del progetto di completamento degli scavi archeologici e di messa in sicurezza della mura che saranno rinvenute; progetto che è candidato alla Regione Campania nell'ambito del Por 20072013». Sulla praticabilità di questa soluzione si è detto disponibile ad impegnarsi il primo cittadino nuscano, che guarda anche al dopo: alla conservazione integrata del sito archeologico e alla sua valorizzazione. «Se questa è la strada - dice Giuseppe De Mita - dovremo lavorare per sensibilizzare la Regione affinché eroghi il finanziamento richiesto in modo da poter procedere alla rimozione dell'antenna. Solo dopo che sarà stata rimossa l'antenna e gli scavi saranno terminati potremo ipotizzare un progetto di conservazione e, quindi, di riuso del bene per finalità turistiche»