Il carcere borbonico di via Dalmazia torna nel mirino dell'opposizione al Comune capoluogo. Giovanni D'Ercole, capogruppo del Pdl, ha deciso di investire della questione la Corte dei Conti. In particolare, questa volta, l'esponente dell'opposizione affronta la questione del fossato. I lavori di sistemazione, con la realizzazione di giardini e campi da bocce, sono terminati da tempo, ma l'impianto non è mai stato reso fruibile. Peraltro basta passeggiare sul marciapiede di via Verdi che costeggia il fossato per rendersi conto della situazione di abbandono in cui versa. Le foglie degli alberi hanno completamente coperto il campo e le aiuole e non sono state rimosse. Inoltre buste di immondizia e oggetti vari sono stati lanciati nel fossato. È facile prevedere che a breve diventerà una discarica a cielo aperto. «La decisione di realizzare un campo di bocce e delle aiuole in un fossato ha dell'incredibile - spiega Giovanni D'Ercole -. Pensare che gli anziani possano decidere di trascorrere delle ore sotto il livello stradale, in un impianto che prevede per l'accesso un solo ascensore e una sola scala ripida è da folli. Ma al di là di queste considerazioni, gli enti che sono responsabili della struttura, Comune, Provincia e Soprintendenza devono dare conto dei soldi spesi per dei lavori che non hanno portato a nulla. Campi e giardini sono inutilizzati, la struttura continua ad essere abbandonata con uno spreco di risorse pubbliche». C'è da tenere conto, peraltro, del fatto che la mancanza dei requisiti antisismici impedirebbe in ogni caso l'accesso a una struttura realizzata al di sotto del livello stradale. A decidere il recupero dell'area fu una conferenza dei servizi che si tenne nel 2008: intorno ad un tavolo si incontrarono l'allora commissario straordinario della Provincia, Vincenzo Madonna, il sub-commissario con delega alla Cultura, Giuseppe Muollo, l'architetto De Nicola, l'architetto Cinzia Vitale della Soprintendenza e progettista dell'intervento, Maria Fariello della Soprintendenza Archeologica di Avellino e Salerno, i dirigenti del Comune di Avellino Luigi Masi e Antonio Fusco, il dirigente dell'Amministrazione Provinciale Raffaele Della Fera. I lavori sono stati realizzati ma la fruizione della struttura è rimasta solo nelle intenzioni di progettisti e amministratori. Fra miliardi di lire impegnati a partire dalla seconda metà degli anni '80 (fondi post-sisma), milioni di euro prelevati dai Por Campania e protocolli d'intesa, i cantieri si sono susseguiti per anni non riuscendo mai a restituire alla città un complesso godibile in tutte le sue parti, con la tenace opposizione della Soprintendenza alla conservazione di un muro di cinta che di storico non ha niente e che serve soltanto ad alimentare le continue gare di appalto per la manuntezione. Per non parlare della «farsa» dei parcheggi sotterranei, realizzati e mai utilizzati. Su tutti questi aspetti D'Ercole chiede alla Corte di Conti di indagare e accertare le responsabilità degli amministratori.