Per la salvaguardia, il restauro e la valorizzazione dei monumenti e dei beni culturali serve l'apporto dei privati. Ne è convinta la consigliera regionale Bianca D'Angelo, componente della Commissione Turismo: «Per la salvaguardia, il restauro e la valorizzazione dei monumenti e dei beni culturali ritengo utile l'apporto dei capitali privati. Negli ultimi tempi, infatti, in Italia si moltiplicano gli interventi economici e di sponsorizzazione da parte di aziende private che finanziano i lavori su realtà spesso abbandonate all'incuria. L'Italia e la Campania in particolare vantano un inestimabile patrimonio monumentale e culturale, ma è di tutta evidenza che l'Istituzione pubblica non può essere l'unica fonte finanziaria di intervento». «Far partecipare direttamente i privati - prosegue l'esponente politica dell'assise regionale - è opportuno per non dire indispensabile. In tal modo, d'altra parte, si garantisce in maniera concreta la tutela di beni che altrimenti rischiano anche il totale disfacimento». Ma non finisce qui: «Come giustamente viene spesso denunciato dai comitati civici e dalle associazioni, la città di Napoli, ad esempio, ha una buona metà delle sue chiese impraticabili e non fruibili al pubblico. Molte di queste strutture sono pericolanti, degradate, abbandonate al proprio destino. È quindi importante trovare il modo di far investire i privati nelle azioni di ripristino, visto che è di tutta evidenza l'impossibilità di far leva solo ed esclusivamente su risorse pubbliche». «Le chiese di Napoli - continua - sono numericamente superiori a quelle di città come Roma: è un dato che da solo basta a spiegare quanto vasto sia il nostro patrimonio. Reputo un grave errore non studiare nuove forme di intervento». Di qui l'annuncio, visto che in questi giorni il Consiglio Regionale avvia la discussione sul bilancio, che si farà «promotrice di un emendamento che consenta di finanziare su ogni municipalità napoletana alcuni urgenti interventi, ad esempio quelli per pulire i monumenti imbrattati da graffiti o sporcati da manifesti. Almeno in questi casi, infatti, non occorrono risorse enormi e le istituzioni pubbliche possono fare la propria parte».