Il Comune dice no alla tassa sul turismo rinunciando a 20 milioni di introiti. Giusto o sbagliato? Tassa di soggiorno per i turisti che arrivano a Milano? No, grazie. Il sindaco Letizia Moratti non ha alcuna intenzione di utilizzare la nuova imposta (massimo 5 euro al giorno per turista) prevista nel piano per il federalismo municipale presentato dal ministro alla Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli. «Milano è contro le tasse replica secca la Moratti a chi le chiede della tassa sul turismo . La mia Giunta non ha mai messo addizionali Irpef e ha tenuto ferme le tariffe». INSOMMA, Milano non seguirà l'esempio di Roma, dove la tassa di soggiorno è già realtà dallo scorso 2 gennaio, grazie al decreto su Roma Capitale: due euro al giorno per chi alloggia in hotel a 1,2 e 3 stelle, tre euro in hotel a 4 e 5 stelle. Il modello Roma non convince il primo cittadino. Eppure qualcuno a Palazzo Marino una stima su quanto Milano avrebbe incassato dalla tassa di soggiorno l'ha fatta: venti milioni di euro all'anno. O meglio: 19 milioni di euro per la mancata applicazione dell'imposta di soggiorno e un altro milione di euro perché Milano non fa pagare i musei civici un euro come invece fa la Capitale. L'ASSESSORE comunale al Bilancio Giacomo Beretta, intanto, parla delle altre misure previste nel piano sul federalismo municipale. Il giudizio è positivo, nonostante le critiche espresse proprio ieri dal presidente nazionale dell'Anci Sergio Chiamparino. «Con l'introduzione dell'Imu, l'imposta municipale unica, il Comune potrebbe ricevere 169 milioni di euro in più all'anno spiega Beretta . Con il 2 per cento della compartecipazione Irpef, Milano incasserebbe 70-80 milioni di euro». Secondo l'assessore, però, il vero nodo da sciogliere riguarda le spese sostenute dal Comune in favore dei pendolari: 275 milioni di euro all'anno, il 12 per cento del totale, soprattutto per i trasporti. Palazzo Marino si aspetta che almeno parte di queste spese venga compensata dallo Stato.