Non ci sembra verosimile che il dott. Stepanov abbia potuto avere dei dubbi circa la veridicità e la regolarità della transazione che si era avviata, in quanto già successivamente alla presentazione della comunicazione dello scorso anno in una sua venuta a Roma, venne ascoltato dalla magistratura, alla quale confermò la volontà dell'acquisto dell'Archivio Vasari da parte della Ross e certamente la volontà da parte dei Festari a voler vendere lo stesso Archivio». È quanto affermano, in una nota, i proprietari dell'archivio Vasari, i fratelli Festari, replicando alle notizie riportate dal Frankfurter Allgemeine secondo cui il russo Stepanov si sarebbe ritirato dall'affare. Gli eredi annunciano che «si attiveranno immediatamente per far chiarire allo stesso dott. Stepanov, la veridicità di quanto riportato dal giornale» e «nel caso in cui tali dichiarazioni non venissero smentite, non aspetterebbero un minuto di più a segnalare la questione alla magistratura al fine di tutelare la propria posizione sull'intera vicenda». E se l'affare con i russi dovesse saltare? A parte il diritto di prelazione che potrebbe esercitare il ministero dei Beni culturali, potrebbero rientrare in gioco gli americani. Nel luglio 2009, ha ricordato Guido Cosulich, legale dei Festari, un'istituzione statunitense (non è stato precisato se un museo o un'università) offrì tra 90 e 100 milioni di euro per le carte di Giorgio Vasari. «I contatti con gli americani potrebbero riprendere, perché loro aspettano l'evoluzione dei fatti per fare eventuali nuove mosse». Insomma, un vero e proprio intrigo internazionale che certamente non fa bene alla cultura.