Si chiude oggi ufficialmente il toto-commissario. Domani, infatti, si saprà quante e quali norme sono state impugnate dal commissario dello stato per la regione siciliana, il prefetto Gianfranco Romagnoli. Le previsioni non sono rosee. Ma a giudicare dalle polemiche di questi giorni su alcuni articoli della legge approvata la scorsa settimana da sala d'Ercole non è da escludere che la botta, questa volta, possa essere veramente pesante. Ieri, tra palazzo Reale (sede del parlamento siciliano) e palazzo d'Orléans (sede del governo dell'isola) c'era addirittura chi scommetteva su almeno dieci norme che potrebbero essere impugnate. Per gli otto hotel delle isole Eolie l'impugnativa sembra scontata (articolo 25). Del resto, lo stesso ministro dei beni culturali, Giuliano Urbani, a proposito di quest'articolo di legge, ha parlato senza mezzi termini di violazione della Costituzione. Su questa vicenda, che ha suscitato un vespaio di polemiche, rimangono alcuni punti oscuri. Perché, si chiedono in tanti, trattandosi di un provvedimento che avrebbe potuto andare in deroga al piano paesistico regionale con un semplice pronunciamento degli uffici dell'assessorato ai beni culturali e ambientali (i patti territoriali, con opportune autorizzazioni, vanno in deroga ai piani regolatori e ai piani paesistici), si è preferito ricorrere al voto d'aula? Forse gli interessati (e i loro referenti politici) erano certi del no dell'assessorato ai beni culturali e hanno preferito blindare i futuri otto alberghi con un sì del parlamento siciliano? Se la spiegazione è questa, ebbene, hanno fatto male i conti perché contro il provvedimento si è sollevata tutta l'Italia, governo nazionale e regionale compresi. A rischio d'impugnativa sembra anche l'articolo 27, cioè gli interventi produttivi in verde agricolo. Nei fondi agrari, si sa, dovrebbe andare in scena l'attività agricola. Solo che in questo caso non si parla di agricoltura, ma di impianti industriali realizzati con i fondi europei, a quanto pare abusivamente. Per queste strutture realizzate prima dell'aprile del 2003 la nuova legge regionale consente una sanatoria in deroga «agli strumenti urbanistici generali ed attuativi, a prescindere dalla presenza o meno di aree artigianali e industriali». Come dire: se vicino ai luoghi ci sono aree industriali e artigianali dove questi opifici avrebbero potuto essere realizzati (risparmiando, così, il verde agricolo) non ci sono problemi: si sana tutto lo stesso e buona notte ai suonatori. A rischio anche l'articolo 28. Si tratta della norma che prevede il mutamento di destinazione d'uso dei fabbricati realizzati su verde agricolo con regolare concessione edilizia. Il provvedimento, che in verità era già stato pensato nella scorsa legislatura, ha subito una sorta di ampliamento. All'inizio era stato pensato come una possibile trasformazione di alcuni caseggiati rurali in Bed Breakfast. Con la nuova formulazione le maglie si sono un po' allargate. C'è sempre la possibilità, per i titolari di manufatti destinati ad abitazione civile (realizzati naturalmente in verde agricolo), di esercitare attività commerciali e di ristorazione. La norma non fa distinzione tra i manufatti: al contrario è generica. Così rischia di diventare una manna per le tante ville, costruite abusivamente su verde agricolo e contrabbandate come abitazioni rurali solo perché al pianterreno, i proprietari hanno piazzato una saracinesca dietro la quale dovrebbe trovare posto un improbabile trattore (in questo genere di costruzioni sono specializzati gli agrigentini, provincia dove le fantasie abusive toccano livelli irraggiungibili). Qualche dubbio anche per gli autobottisti della forestale e per l'assunzione, naturalmente senza concorso, del personale di Villa Stagno presso le Ausl. Gli stessi dubbi dovrebbero valere per i 750 medici che, naturalmente sempre senza concorso, dovrebbero essere assunti con la qualifica di dirigenti di primo pelo presso le Ausl siciliane. Si sa per certo, infatti, che solo il 20 di questi potrà trovare posto presso le strutture sanitarie dell'isola (che naturalmente si sono guardate bene dal bandire i concorsi in attesa dell'assunzione per chiamata diretta che sala d'Ercole non ha fatto mancare). Tutti gli altri saranno in sovrannumero. Però questa infornata di nuovi dirigenti medici notturni sembra sia stata voluta non tanto dal governo, quanto dai sindacati. Cosicché l'impugnativa potrebbe essere risparmiata, nel nome dell'unità sindacale.