I fratelli Festari avevano letto l'intervista al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine di Vassilij Stepanov, l'ex ufficiale delle forze di sicurezza russe, oggi membro del Cda del gruppo immobiliare Ross. E, come racconta il loro avvocato di Arezzo, Guido Cosulich, erano rimasti stupefatti. Non solo per la volontà espressa da Stepanov di uscire dall'affare dell'acquisto dell'archivio Vasari per la cifra astronomica (e secondo gli esperti sopravvalutata) di 150 milioni di euro, ma per alcune dichiarazioni sulla reale volontà di vendere il bene da parte dei proprietari e sul presunto tentativo degli stessi di alzare il prezzo in vista di una possibile prelazione dello Stato. Adesso gli eredi Festari affermano di non credere verosimili le parole di Stepanov e nel caso non vi fosse dall'interessato una smentita, sono pronti a rivolgersi alla «magistratura per tutelare la nostra posizione sull'intera vicenda». I Festari sottolineano inoltre che «non vi è mai stata intenzione alcuna di costringere lo Stato italiano ad acquistare l'archivio». E spiegano: «Nel settembre 2010 i Festari proponevano, con una bozza di accordo, al ministero dei Beni culturali affinché rinunciasse alla prelazione per poter dare corso al contratto con la Ross. A tale proposta il ministero non ha mai dato risposta». I Festari ricordano, infine, «che il Corriere della Sera l'anno scorso» aveva dato «per morto lo stesso Stepanov in un incidente stradale, cosa questa che fu smentita con una dichiarazione allo stesso giornale a Mosca in presenza anche di televisioni italiane». Una precisazione, quest'ultima, però assolutamente errata. Nell'articolo pubblicato del 28 ottobre del 2010 non si parlava della morte di Stepanov, ma veniva riportata una dichiarazione dello stesso ex 007 nella quale affermava che a morire in un incidente stradale era stato un suo amico, un misterioso oligarca russo. E nello stesso articolo Stepanov dichiarava di non voler più acquistare l'archivio. Esattamente come ha detto pochi giorni fa ai giornalisti tedeschi.