La tenuta della maggioranza e il destino politico di Sandro Bondi sono legati dallo stesso filo, la mozione di sfiducia che si voterà alla Camera lunedì alle 12. Anche il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli ha deciso che il ministro della Cultura deve andare a casa, ma gli ha lasciato una via d'uscita, una sorta di prova d'appello in cinque punti. «Una mascalzonata», attacca dal Pdl Carlo Giovanardi. Mariastella Gelmini denuncia la «persecuzione inaccettabile» e Fabrizio Cicchitto parla di «atto di inciviltà politica e istituzionale». Se il terzo polo ha lasciato a Bondi una scappatoia non è solo per non drammatizzare troppo, in un momento così delicato della situazione politica, ma anche per l'incertezza dei numeri. Sulla carta è la maggioranza ad avere la meglio, per quattro voti appena. Il che vuol dire che la richiesta di dimissioni potrebbe anche essere impallinata in Aula. Da ieri, poi, il premier può contare sul sostegno di Iniziativa responsabile, ma il nuovo gruppo nato per essere la «terza gamba» dell'alleanza non ha ancora portato al premier nuovi voti. «Sono sempre gli stessi...», liquida l'operazione Casini. Dopo la mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, arriva dunque quella «con riserva» di Fli, Udc e Api. Anche nel documento terzopolista si chiedono le dimissioni di Bondi, ma si lascia aperto uno spiraglio. Come hanno spiegato Francesco Rutelli, Rocco Buttiglione e Fabio Granata, il nuovo polo cambierà atteggiamento se il ministro accetterà cinque proposte operative: la deroga per l'assunzione del personale idoneo all'ultimo concorso dei Beni culturali, la proroga al tax credit per il cinema, il reintegro di 200 milioni per il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), l'eliminazione dei limiti di spesa per le mostre e le sponsorizzazioni degli enti locali e il ripristino dei fondi per il ministero circa 300 milioni. Nel caso in cui Bondi aderisse alla richiesta del terzo polo la sfiducia resterebbe «come atto politico» e, al momento del voto, l'atteggiamento sarebbe diverso da quello di Idv e Pd. In caso contrario, spiega Rutelli, «si voterà e si prenderà atto del coma irreversibile della cultura italiana». Durissima la reazione di Bondi. Il ministro contesta lo strumento della sfiducia individuale, rivendica di «essersi impegnato più volte per ottenere maggiori risorse» e denuncia la mozione come «stravolgimento delle regole istituzionali». Lunedì il voto, sul filo del rasoio. Decisivo potrebbe essere l'apporto dei «responsabili», che però ieri hanno rischiato di non nascere. Calogero Mannino del Pid, ex ministro democristiano della Prima Repubblica, si è sfilato all'ultimo minuto facendo tremare il centrodestra «Quello dove si va è un gruppo eterogeneo e non capisco la scelta, rispetto alle esigenze del Partito dei popolari..». Problemi interni al Pid assicura Saverio Romano, che ne è Il leader. Eppure tra i «responsabili» si maligna di un Mannino «risentito» perché non andrà a] governo e perché la scelta del capogruppo (provvisorio) è caduta su Luciano Sardelli. E così, per garantire la quota minima di venti, il Pdl si è visto costretto a cedere in prestito due deputati. Grazie al soccorso azzurro di Mario Pepe e Vincenzo D'Anna, Iniziativa responsabile conta 21 onorevoli, che saranno impiegati per salvare il centrodestra in diverse commissioni. «Siamo in campo, siamo decisivi, ma nessuna esaltazione...» commenta il neoportavoce Francesco Pionati. Mercoledì i «responsabili» vedranno il premier e si tratterà sui posti al governo. Per Romano, segretario del Pid, potrebbe aprirsi la porta di un ministero. Silvano Moffa dovrebbe restare alla presidenza della Commissione lavoro, mentre l'ex veltroniano Massimo Calearo, l'ex finiana Catia Polidori e Arturo Iannaccone di Noi Sud sperano di essere ricompensati con una poltrona da sottosegretario. Romano non si tira indietro: «Chi fa parte della maggioranza deve essere disponiblle a entrare nel governo». E uno scambio di battute rubato alla buvette di Montecitorio tra l'«eretico» Pepe e l'ex dipietrista Domenico Scilipoti rivela le ambizioni del gruppo: «Se Berlusconi vuole arrivare a 25 o 26 deve concedere due viceministri e un po' di sottosegretari...».