Duemila tra capannoni e magazzini o semplici opifici potranno essere trasformati in ville o in alberghi, in ristoranti o agriturismi. E la conseguenza di una norma approvata dalla maggioranza all'Ars con la manovra di bilancio. Legambiente parla di «nuovo scempio che cancella nei fatti un reato previsto dal codice penale». Il governo replica con il vice presidente Cascio: «Qualcuno fa mistificazione, sono costruzioni autorizzate». Intanto, il ministro Urbani prova a chiudere il caso Eolie con un vertice alla presenza di Miccichè e dell'assessore Pagano: «La Regione si impegna a proporre la cancellazione della norma contestata». Ma il presidente dell'Ars Lo Porto attacca proprio il ministro: «Il suo intervento presso il commissario dello Stato viola le prerogative autonomistiche». E' la sanatoria delle sanatorie. Attesa da migliaia di proprietari di costruzioni realizzate negli anni sul verde agricolo. Capannoni, semplici magazzini rurali, opifici: tutto, ma proprio tutto, potrà essere trasformato in alberghi o in ville private, in ristoranti e in agriturismo, ovvero nel grande business della Sicilia di questi anni. A sentire Legambiente nell'isola sarebbero poco meno di duemila i fabbricati che grazie alla norma approvata nella notte di giovedì all'Ars con la manovra di bilancio potrebbero impunemente ottenere la modifica della destinazione d'uso. E sul nuovo colpo portato a segno di soppiatto dalla maggioranza a Palazzo dei Normanni è ancora una volta polemica. Che esplode nelle stesse ore in cui il presidente dell'Ars Lo Porto apre uno scontro istituzionale con il ministro del Beni culturali Giuliano Urbani, il quale aveva scritto al commissario dello Stato per denunciare la «illegittimità della norma sulle Eolie». «Una lesione dell'autonomia» l'ingerenza del ministro, secondo il presidente dell'Ars. E mentre si attende tra oggi e domani il pronunciamento del commissario dello Stato sull'articolo delle polemiche che consente la costruzione di otto alberghi tra Lipari e Vulcano in deroga ai vincoli paesaggistici il vertice di ieri sera tra il ministro Urbani e la Regione siciliana si conclude con là promessa solenne: «La norma sarà revocata». Ma il caso Eolie è superato dalla portata dirompente dell'articolo 28 della manovra. La norma prevede che, dietro autorizzazione dei Comuni, «nelle zone destinate a verde agricolo è consentito il mutamento di destinazione d'uso dei fabbricati realizzati con regolare concessione edilizia, dalla destinazione esistente a destinazione commerciale o di civile abitazione, nonché da civile abitazione a uso ricettivo alberghiero e di ristorazione». Di più, nelle stesse zone agricole può essere autorizzato «l'esercizio stagionale dell'attività di ristorazione anche nei manufatti di civile abitazione». Una norma corsara, che ha fatto la sua comparsa tre volte in meno di due anni a Sala d' Ercole. La prima, nella Finanziaria 2003, quando Legambiente denunciò il caso e il presidente Cuffaro ritirò la disposizione. La seconda, nel luglio dello scorso anno, quando in una leggina prese corpo il cosiddetto «emendamento Crisafulli», dal nome del deputato diessino che lo propose, salvo poi essere impugnato dal commissario dello Stato. Infine adesso. «È un'abrogazione di fatto della norma penale dello Stato che punisce il cambiamento di destinazione d'uso attacca il responsabile nazionale della lotta all'abusivismo Giuseppe Arnone Solo ad Agrigento, a Timpa dei Palombi, sono state realizzate intere lottizzazioni di fabbricati rurali. Su cento, quasi nessuno ha rispettato la finalità produttiva: erano tutte ville, in 40 sequestrate dalla magistratura. In tutta la Sicilia saranno poco meno di duemila». Da Roma il presidente onoralo di Legambiente Ermete Realacci parla di una norma dalla portata drammaticamente più grave e colossale rispetto alle Eolie che rende sempre più labile il confine tra legalità e illegalità». E suscita la reazione dell'assessore regionale all'Ambiente, Francesco Cascio. «Ancora una volta qualcunofa disinformazione a discapito della verità. I fabbricati per i quali sarà possibile cambiare la destinazione d'uso sono solamente quelli già realizzati con regolare concessione edilizia». Ma non accenna a placarsi neanche la polemica sulla norma salva-alberghi alle Eolie. La parola fine hanno provata a metterla il ministro Urbani, il sottosegretario Nicola Bono (An), il vice ministro Miccichè e l'assessore regionale forzista ai Beni culturali, Alessandro Pagano, con il vertice tenuto ieri al ministero. «L'incontro di oggi con la Regione Siciliana ha commentato al termine Urbani è stato estremamente positivo. Ho potuto constatare dall'assessore Pagano che non vi era alcuna volontà di alterare l'equilibrio ambientale delle isole Eolie. La giunta regionale, che si era espressa contro la norma approvata dal Parlamento siciliano, si è impegnata a proporre l'abrogazione della legge che quindi non entrerà in vigore». Pagano si è anche impegnato a recepire il Codice dei beni culturali trami te un atto amministrativo. Ma l' intervento presso il commissario dello Stato da parte dello stesso ministro Urbani è piaciuto assai poco al presidente dell'Ars Lo Porto. Il suo intervento è stato ritenuto "un danno delle prerogative autonomistiche e del diritto di legislazione speciale in materia di tutela dei beni ambientali e paesaggistici della Regione, spettando solo all'organo di garanzia che è il Commissario dello Stato il compito di valutare la legittimità costituzionale di una legge regionale".