In una memoria di 18 pagine i difensori del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, hanno chiesto al gup Bruno Fasciana di emettere sentenza di «non luogo a procedere» in riferimento ai reati di violazipne del segreto istruttorio, e inoltre di «riqualificare» l'accusa di favoreggiamento, escludendo l'aggravante di aver favorito Cosa nostra. Secondo i legali: «Con riferimento all'ipotesi di favoreggiamento, deve essere immediatamente rilevato come dagli stessi atti emerga l'insussistenza della condotta ascritta a Cuffaro e, quindi, l'insufficienza degli elementi idonei a sostenere tale accusa in un eventuale giudizio». Cuffaro, presente in aula ha assicurato che presenzierà alle udienze, salvo impegni istituzionali improrogabili. Intanto la sua giunta si è impegnata a revocare la criticata norma sulla deroga al Piano paesistico delle Eolie, nel corso di un incontro romano svoltosi ieri col ministro Urbani, il sottosegretario Bono, il viceministro Micciche e l'assessore Pagano. Quella sorta di "corto circuito" tra istituzioni, registrato in occasione del pacchetto normativo approvato il 21 ottobre, ha messo a nudo uno sfilacciato e preoccupante modo di procedere: tra giunta e assemblea, tra commissioni legislative e Aula, tra assessorati e uffici territorali (nella fattispecie, sovrintendenza); tra governo regionale e realtà locali. Tutti "disconnessi" ? Sta di fatto che si vara una deroga per le Eolie col parere contrario di esecutivo, sin-daci eoliani e di enti di sorveglianza; e ancora ieri, mentre a Palazzo dei Normanni si insorgeva per l'indebita intromissione del ministro ai beni culturali su questioni di eslcusiva competenza statutaria, in contemporanea a Roma l'assessóre regionale incontrava il ministro "contestato" impegnandosi sulla revoca della norma approvata. Insomma non solo sovrapposizioni e contrapposizioni ma proprio "interruzione di corrente". Comunque, auspice il sottosegretario Nicola Bono, presente il viceministro Gianfranco Micciche, ieri l'assessore Alessandro Pagano ha assicurato al ministro Urbani che la deroga Eolie sarà revocata. Sul come non ci si sbilancia, anche se tutti confidano che a cavar le castagne dal fuoco sia il commissario dello Stato con l'impugnativa davanti alla Consulta. In tal senso d'altronde, materia del contendere gli è stata offerta a profusione. Soddisfatto Bono: «Il principio della deroga al piano paesistico poteva essere l'elemento di vulnerabilità di iscrizione delle Eolie nella lista del patrimonio mondiale. Il fatto stesso che esista una norma che autorizza la deroga del piano paesistico può determinare il rischio di una procedura di infrazione». E Pagano, nel confermare che la norma sarà cancellata aggiunge: «L'emendamento presentato in aula da parte del parlamento siciliano, che non aveva il parere preventivo da parte del governo, era errato in termini di forma, non di sostanza. Significava che la norma non rispondeva pienamente a quelli che erano i requisiti minimi per evitare gli abusi complessivi». «Per evitare fraintendimenti bisogna dire che con questa norma, così come era scritta - ha continuato Pagano - si dava la possibilità teorica, molto teorica, di andare oltre rispetto a quei singoli casi che invece erano di allargamento delle possibilità che erano legittimo chiedere da parte dei singoli alberghi esistenti». E in futuro? «Abbiamo 76 opere che sono assolutamente legittime - ha detto Pagano - e queste vanno confermate, 24 assolutamente in zone off-limits e queste vanno escluse del tutto e 8 opere in zone di mantenimento, ovvero in zone cuscinetto, e queste non rispondevano ai requisiti. Purtroppo la norma per come era scritta dava possibilità anche a quelle opere che positive non erano in termini di impatto ambientale. Oggi superiamo il tutto creando le condizioni per abrogare la norma». Con tanto di apprezzamento del ministro Urbani a Pagano anche per l'impegno assunto di recepire in Sicilia, con atto amministrativo, il Codice dei beni culturali e del paesaggio. U-na collaborazione Roma-Palermo in materia di beni culturali che sarà rafforzata con la costituzione di un apposito comitato tecnico. E intanto, Bono allarga l'orizzonte e invita l'Ars a revocare, almeno per le Eolie, la legge regiponale 6 del 2001 che consente il rinnovo automatico delle concessioni estrattive. Cioè stop alle cinque cave di pomice di Lipari, ancora attive.