Giuseppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo 21 Cultura. Contro i tagli, usciamo dalle corporazioni Non amo i catastrofismi, ma come si fa a non vedere che in Italia è in atto un tentativo di mettere sotto controllo tutte le postazioni mediatiche che ancora sfuggono al controllo del presidente del Consiglio? Non a caso la lunga campagna elettorale è iniziata con un videomessaggio "chiuso", inviato alle tv e da quasi tutte trasmesso in forma integrale e senza concedere il diritto di replica alle istituzioni e ai magistrati, insultati a reti semiunificate. Contestualmente lo stesso governo, nel decreto Milleproproghe, ha deciso di tagliare e imbavagliare ogni forma di autonomia espressiva; così, il ministro Bondi ha disonorato tutte le promesse in materia di cinema, di Fondo per lo spettacolo, di sostegno a quei giacimenti culturali che rappresentano il cuore del sistema imprenditoriale nazionale. Eppure se il ministro Bondi avesse usato, per difendere il suo ministero, la stessa grinta utilizzata per aggredire la Corte Costituzionale, non avrebbe avuto difficoltà alcuna a portare a casa il risultato. Allo stesso modo mancano i fondi promessi per l'università e per la ricerca, per non parlare dell'editoria dove si sta consumando un'autentica truffa, mentre la signora Gelmini va in tv a difendere persino i comportamenti privati del piccolo Cesare. Nella Legge di stabilità, dopo una lunga battaglia, era stato inserito uno stanziamento teso a reintegrare, e solo parzialmente, un Fondo per l'editoria ormai ridotto ai minimi termini. Ebbene, quello che era stato messo qualche mese fa è stato fatto scomparire con un tratto di penna dal ministro Tremonti. Questo colpo alle spalle avrà come possibile conseguenza la chiusura di decine di giornali e di radio d'informazione, sarà un vero e proprio massacro e colpirà a morte proprio quelle esperienze che rappresentano punti di vista ed identità altrimenti destinate a sparire. Non sono parole nostre ma dello stesso presidente della Repubblica che, in alcune occasioni, ha espressamente richiamato i valori di pluralismo politico, sociale, culturale racchiusi nell'articolo 21 della Costituzione. Nei prossimi giorni bisognerà riportare al centro dell'attenzione non solo la questione dell'editoria, ma il tentativo di colpire tutti gli articoli della Costituzione relativi all'autonomia della cultura, della ricerca, della comunicazione e non solo. Basti pensare alle indecenti campagne per creare un clima favorevole alla costruzione delle centrali nucleari. Lo slogan comune dovrà essere "Tutti per tutti" e cioè dovremo essere capaci di uscire dai confini delle singole corporazioni e dar vita ad un grande movimento democratico capace di tutelare non solo la propria libertà e i propri interessi, ma di presidiare la libertà e l'interesse generale. Forse bisognerà imitare i ricercatori e gli studenti che hanno parlato al Paese dai tetti di architettura. Perché non immaginare un altro tetto o un altro luogo simbolico dal quale e sul quale riunire quanti hanno ancora a cuore la legalità repubblicana e il diritto di ogni cittadino ad essere informato.