Uniti oltre il ricatto della crisi C'è un'Italia oltre il Drive in berlusconiano. Editoria, cultura e cinema in piazza per spuntare le forbici a Tremonti. In senato il conto alla rovescia sui fondi Insieme editoria, spettacolo, scuola e università Tutti insieme per contrastare un'operazione che, in nome di una politica di rigore, sta desertificando la società italiana. C'erano, infatti, i lavoratori dello spettacolo, i ricercatori dell'università e molti giornalisti e giornaliste ieri alla sede romana della Federazione nazionale della stampa. Tema dell'incontro, la draconiana riduzione delle risorse destinate al Fus (il fondo unico dello spettacolo), al fondo per l'editoria, alla scuola, all'università e alla ricerca. Molte le proposte e le analisi presentate, a partire dalla necessaria mobilitazione affinché nel passaggio parlamentare per la conversione in legge del decreto «milleproroghe» i tagli imposti da Giulio Tremonti siano cancellati per tornare a una situazione che possa consentire alla produzione cinematografica e teatrale di non essere fortemente ridimensionata. Ma questo è solo il primo passaggio di una iniziativa che vuol rompere i recinti di una drammatica contingenza e invertire la rotta che caratterizza il governo Berlusconi. L'obiettivo che si propone il mondo dello spettacolo, del teatro, dell'editoria e dell'Università è dunque di far portare il misero 0,21 per cento della spesa statale italiana al 2,21 per cento che caratterizza gli investimenti pubblici in Germania e in Francia, due paesi che hanno anch'essi un governo di centrodestra, ma che hanno deciso, nonostante la crisi economica, di puntare per uscire dalla crisi sulla produzione culturale e sulla ricerca scientifica. Negli interventi non c'era traccia di lamentele, né nessuno vuole chiedere elemosine o interventi compassionevoli del governo Berlusconi. Nessuno, infatti, crede più al premier che aiuta chi vive situazioni di disagio, come recita la retorica del centrodestra al governo. Traspare, invece, l'orgoglio di chi vede nella cultura uno degli elementi costitutivi della convivenza civile. Un paese senza cultura è infatti un paese dove le relazioni sociali sono marchiate da intolleranza e pulsioni xenofobe e populiste. Giornalisti, ricercatori e lavoratori dello spettacolo hanno appreso la dura lezione in base alla quale sanno che per essere credibili devono articolare proposte che «sappiamo parlare al paese». Ma la strada è in salita. Finora il governo ha sempre rifiutato un confronto su come riformare i settori sotto attacco in nome dell'austerity e della crisi economica. «Dicono di essere riformatori e riformisti, ma poi si sottraggono al confronto sulle nostre proposte di riforma. Vogliono solo tagliare, tagliare e tagliare», aggiunge Roberto Natale della Fnsi. I lavoratori dello spettacolo chiedono che il Fus sia reintegrato almeno ai livelli del 2008 e che la Tax Credit e il Tax Shelter siano in vigore per tre anni, il periodo minimo per porre le basi di un rilancio della produzione cinematografica. Allo stesso tempo propongono la valorizzazione di Cinecittà. Le testate giornalistiche a rischio di chiusura chiedono il ripristino del fondo dell'editoria che il blitz natalizio di Giulio Tremonti ha decurtato. Allo stesso tempo, vogliono che si apra un tavolo per discutere come riformare seriamente la legge di finanziamento di giornali, radio e tv che impedisca ai «furbetti del quartiere» di aprire giornali, radio e tv falsi. Ma cosa fare dunque? Non è la domanda da cento milioni di dollari a cui è quasi impossibile rispondere. L'incontro di ieri alcune risposte le ha date. In primo luogo ha lanciato la proposta di una settimana di nobilitazione che veda coinvolti tutti i settori legati al taglio dei finanziamenti. Incontri, seminari, momenti di confronto con il restio della società diventano appuntamenti non rituali, ma una sorta di «stati generali della cultura» che si pongono l'obiettivo di far diventare lo stato dell'arte della produzione culturale un tema centrale nella discussione pubblica. Ma cosa significa tutto ciò? In primo luogo ricostruire quei quelli elementi che attengono appunto la convivenza civile, cioè quei fattori che a una società consentono di riflettere su se stessa. E dunque consentono di analizzare la qualità delle relazioni sociali. In fondo, quando Roberto Natale sostiene che il problema è di trovare quel dinamico equilibrio tra una funzione pedagogica dell'atto culturale e la sua rappresentazione mediatica - «Non è possibile che la televisione del pomeriggio distrugga ciò che ha costruito la scuola del mattino» - è la posta in gioco politica della modifica del decreto mille proroghe. AUSTERITY Sette giorni per cambiare un decreto La Bibbia narra che sono serviti sette giorni per fare il mondo così come lo conosciamo. Al Comitato per la libertà, il diritto all'informazione, alla cultura e alla spettacolo è il periodo necessario a fermare, meglio a invertire la rotta a un governo che ha deciso l'irrilevanza della produzione culturale in Italia. Da 24 Gennaio in poi sono state decise ieri iniziative, performance, incontri e perché no iniziative di lotta per far sì che la trasformazione del decreto mille proroghe in legge diventi il momento di una discussione pubbliche sul fondamentale ruolo che il cinema, il teatro e l'editoria contribuiscono alla qualità della vita nel nostro paese. E tutto questo a partire dalla discussione parlamentare sulla mozione di sfiducia presentata contro il ministro dei beni culturali Bondi. Sette giorni per parlare al paese. Con la forte convinzione che senza un buon cinema (indipendente), un buon teatro (indipendente) e una buona gestione della produzione e diffusione musicale un paese è destinato ad alimentare solo intolleranza e gretti riflessi populisti. MILLEPROROGHE IN SENATO - Inizia l'iter. II Pd in sostegno a editoria e cinema In senato è iniziato il confronto nel merito sul milleproroghe. Il relatore Lucio Malan (Pdl) assicura che va valutata con molta attenzione la scelta del governo di prorogare i termini dopo il 31 marzo con un semplice decreto ministeriale e non con un atto del parlamento. Questione che, per gli uffici del senato, è ai limiti della incostituzionalità. II termine per gli emendamenti scade il 25 gennaio. lI Pd presenterà proposte su: editoria, patto di stabilità dei piccoli comuni, precari della p.a., credito di imposta per il cinema e tasse dei terremotati in Abruzzo. Resta in sospeso l'innalzamento dallo 0,5 al 5 del limite di investimento nelle banche popolari da parte delle fondazioni (questione centrale per le banche del Veneto in particolare). Polemiche infine per gli emendamenti salva-Alemanno su Roma capitale. Il senatore e vicesindaco di Roma Cutrufo ha infatti chiesto l'aumento degli assessori (da 12 a 15) e dei consiglieri capitolini (da 48 a 60). I CONTI DI BERLUSCONI 0,21 E' questa la misera percentuale che il governo di Berlusconi ha deciso di assegnare, per il 2011, alla produzione cinematografica e teatrale in Italia.
il manifesto
20 Gennaio 2011
Tutti insieme oltre il ricatto della crisi
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Benedetto Vecchi
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