La nuova campagna di recupero porta alla luce ambienti inediti e testimonianze straordinarie È stata riportata quasi completamente in superficie la casa etrusca risalente ad oltre 2400 anni fa, a Poggiarello Renzetti a Vetulonia. Una Domus signorile, datata fra il III e I secolo avanti Cristo, che ha già rivelato molti particolari interessanti e di notevole pregio. Gli scavi erano iniziati nel luglio 2009, per poi interrompersi per oltre sette mesi, quando la casa era già stata scoperta per oltre la sua metà. A inizio dicembre, con il contributo del Monte dei Paschi, le opere di "ripulitura" del sito sono riprese, e ieri la casa ha potuto essere presentata nel suo splendore. Presenti anche molte autorità con Simona Rafanelli, la direttrice del museo Isidoro Falchi, visibilmente emozionata. Il vicesindaco di Castiglione Sandra Mainetti ha ringraziato «tutti quanti stanno collaborando, e gli sponsor come Mps che sta finanziando il progetto con oltre 20 mila euro». Soddisfazione anche per la nuova responsabile del territorio di Vetulonia, per conto della Soprintendenza archeologica di Firenze, Biancamaria Aranguren, e per la vicesoprintendente ai Beni archeologici della Toscana, Carlotta Cianferon. La nuova campagna di scavi ha permesso di scoprire due nuovi ambienti della domus etrusco-romana, che fanno ben comprendere la grande estensione della casa: altri vani continuano a svilupparsi sotto terra in direzione nord-ovest e nord-est. Dovrebbe trattarsi di una casa ad atrio, ovvero impostata con uno spazio centrale a cielo aperto, con tetto a quattro falde displuviate e vasca centrale dell'impluvio a terra per raccogliere le acque piovane. L'ingresso, ancora da scavare, doveva aprirsi verosimilmente verso la via dei Ciclopi, una strada minore, perpendicolare al decumano, che si inerpicava sulla collina dove è disteso il quartiere parallelamente alla via Ripida, sulla quale si apre la casa di Medea. I due nuovi ambienti della casa scavati facevano parte della zona residenziale, in particolare il soggiorno. E se nella scorsa campagna erano stati messi in luce il settore della dispensa, dei magazzini, con gli orci e le anfore per contenere e conservare alimenti, olio e vino, le nuove operazioni hanno riportato in superficie quella che doveva essere la sala da pranzo. Il triclinio, dove i signori della domus si ritrovavano a consumare i pasti distesi sui loro letti conviviali. Di particolare rilevanza la scoperta di alcuni particolari: la stanza da pranzo era in origine intonacata, e probabilmente sul muro si estendeva una decorazione pittorica a colori vivaci, con alcuni resti conservati. Inoltre nella stanza sono rimasti arredi di marmo, come sostegni a forma di colonnino e basette, che forse sorreggevano piccole tavole dove appoggiare i vasi e gli alimenti del banchetto; una vaschetta di marmo ornata da una testina di animale. Ma soprattutto la stanza ha conservato uno splendido pavimento intero in cocciopesto, impreziosito da alcune tesserine da un centimetro di marmo bianco.