Fino al Primo maggio il Castello del Buonconsiglio di Trento ospita dipinti e sculture che sono sfuggite alla distruzione dellAquila La Soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici dellAbruzzo, Lucia Arbace, lo racconta con commovente sensibilità. Dal terremoto dellanno scorso si sono salvate tante opere darte, grazie allazione combinata di funzionari e volontari. Questi dipinti e queste sculture adesso sono diventati come più belli e rispettati mentre prima pochi se ne accorgevano. Vittime ma sopravvissuti acquistano un significato in parte non previsto nella loro genesi ma tuttaltro che peregrino. Il sisma ha spinto tutti a guardare queste cose con occhio più attento e positivamente condizionato da un valore aggiunto simbolico. Il risultato è esaltante. Opere prima considerate persino con rispettosa negligenza sono ora oggetto di una bella esposizione che dà spunto a riflessioni importanti anche per i non specialisti. Ci voleva una sventura del genere per far capire anche ai più restii quanto siano degne di ammirazione queste opere darte? Non è così ma larte, sovente, per passare dalla nozione alla notizia ha bisogno dellevento per essere notata e inserita in un autentico circuito culturale. E la notizia deve essere seria e convincente altrimenti è inutile lamentarsi dello scarso interesse per la cultura da parte di molti. In tal senso la disgrazia che ha colpito lAquila ha provocato un risveglio di coscienza per le persone e per le cose. La scoperta di una popolazione colta, onesta, consapevole di sé e del proprio mondo è andata di pari passo con la scoperta di un universo culturale non disponibile allimmeschinimento o allindifferenza. La mostra si tiene a Trento in quel posto meraviglioso che è il Castello del Buonconsiglio e la curatrice Arbace insieme con il direttore del Castello, Franco Marzatico, spiegano come vi sia una lieta e chiara connessione. Nel Museo di Trento è stata inaugurata di recente una sezione di sculture lignee e la mostra proveniente dallAquila annovera soprattutto opere di questo tipo. Dunque una degna accoglienza per una degna esposizione, che si avvale di contributi scientifici di primordine nelleccellente catalogo Umberto AllemandiC. Le opere esposte provengono dal Museo del Castello dellAquila e sono di qualità sostenuta. Poche sono di autori conosciuti ma è comprensibile, perché larte delle sculture lignee è sempre stata sulla sottile ma determinante linea di demarcazione tra funzioni devozionali e finalità estetiche vere e proprie. Nella apparente semplicità e immediatezza di questo genere darte si cela invece un carattere di complessa internazionalità. La scultura lignea si radicò in Europa settentrionale, centrale e meridionale nel tardo Medioevo trovando sulla costa adriatica una espansione felice ma non certo univoca in Italia. Dopo una presentazione di alcuni pezzi nel castello Piccolomini di Celano e nel complesso di San Pietro a Tagliacozzo, la mostra a Trento fa il punto su una serie di ricerche, studi e restauri che lAmministrazione dei Beni culturali in Abruzzo ha promosso malgrado le difficoltà finanziarie, attraverso uno staff di dirigenti e funzionari delle Belle Arti di alto livello. I risultati della mostra rispecchiano questa situazione. Il catalogo delle opere esposte ammonta appena a sedici numeri ma sufficienti per capire il senso di una vicenda che attraversa i secoli recando giovamento alle comunità locali nei reciproci rapporti di scambio e integrazione. Alla fine del dodicesimo secolo compaiono una serie di Madonne col Bambino, riecheggianti la tradizione francese, che stabiliscono prototipi magnifici nel contemperamento tra ieratismo della immagine solenne della Vergine "Regina Caelorum" e bonarietà affettuosa e partecipe del Figlio. Queste sculture e dipinti diventano proprio il simbolo della regalità in sé nella figura amabile e nel contempo remota della Madre di Cristo, da cui partirà un immenso filone della cultura religiosa occidentale orientata sulle funzioni della "garanzia" piuttosto che su quelle del "giudizio" pertinente invece alla figura del Cristo e al mistero trinitario. Poi nella seconda metà del Duecento lAquila entra nellorbita del potere angioino e il tema dellequilibrio tra dignità e amore, nella possibile e sempre attesa presenza concreta della Vergine nello spazio terreno, si sviluppa in una sequenza memorabile di elette opere darte. La mostra ce ne dà conto. Già un misterioso pittore benedettino, che gli specialisti chiamano il Maestro di Ambro, esegue nella prima metà del Duecento una composta e bizantinissima Madonna allattante che sembra la dimostrazione di quel collegamento orientale-occidentale di goethiana memoria. Intorno alla metà dello stesso secolo la Madonna del cosiddetto Maestro di Sivignano non è incoronata ma velata e reca una iscrizione alla base del trono che dice: "nel grembo della madre risplende la sapienza del padre". Da quel momento le statue lignee si caricano di una evidenza naturalistica e di un sentimento intenso e mai ovvio, gravato da una potente cognizione del dolore e dalla pesantezza della forma artistica nonché del vivere stesso, come nel capolavoro della Madonna delle Concanelle del 1262 firmata da un Magister Machilonus. È una tradizione che arriva fino allinizio del Trecento con la Madonna del Maestro della Madonna di San Silvestro in precario equilibrio tra severità remota e presenza incombente, rimarchevole per la formazione di una nuova mentalità.
IL MIRACOLO DELLA RINASCITA LE STATUE SALVATE DAL SISMA
Il Castello del Buonconsiglio di Trento ospita una mostra di dipinti e sculture provenienti dallAquila, che sono state salvate dal terremoto dellanno scorso. La mostra è curata dalla Soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici dellAbruzzo, Lucia Arbace, e include opere di sculture lignee e dipinti. Le opere sono state acquistate grazie allazione combinata di funzionari e volontari, e sono state restaurate e studiate per essere esposte. La mostra fa il punto su una serie di ricerche e studi sulla scultura lignea in Italia, in particolare in Abruzzo, e include opere del Maestro di Ambro, del Maestro di Sivignano e del Magister Machilonus.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo