L'opera di Burri di fatto, in tutti questi anni, non è stata mai completata e dei 95 mila metri quadrati previsti nel progetto dell'artista, se ne contano 65 mila. I simbolo della speranza, della rinascita, il labirinto della memoria che, a suo modo, ripropone la vita, rischia di sgretolarsi. Le macerie raccolte in blocchi e ricoperte di cemento bianco per conservarle e consentire alla gente di Gibellina di ritrovarsi nel ricordo del proprio passato, rischiano di tornare macerie. La stabilità del Cretto, l'opera d'arte contemporanea più grande d'Europa che è insieme scultura, architettura, urbanistica, è fortemente minacciata dalla mancanza delle opere di sistemazione dell'area circostante e dalle infiltrazioni d'acqua che provocano movimenti franosi del terreno. L'opera, iniziata nel 1985 da Alberto Burri per volere del sindaco Ludovico Corrao, con una colata di malta bianca ripercorre il tracciato della vecchia Gibellina rasa al suolo dal terremoto del 1968. Un capolavoro unico nel suo genere, entrato di diritto a far parte del patrimonio artistico e culturale dell'Italia, al pari di Pompei e della Galleria degli Uffizi. Tanto suggestivo e importante da mettere insieme un centinaio tra intellettuali, artisti, personalità del mondo dell'arte e della cultura, che hanno sottoscritto un appello indirizzato al ministro per i Beni e le Attività Culturali e al presidente della Regione Sicilia. Chiedono che l'opera, rimasta, di fatto, incompiuta, venga completata e salvaguardata: «Sentiamo il dovere, come cittadini del mondo, di rivolgervi questo appello - scrivono - affinché un'opera d'arte immensa, sindone di una comunità, simbolo universale della tragedia del terremoto, venga restaurata e completata, e se ne assicuri la conservazione a futura memoria». Da Claudio Abbado a Franco Battiato, da Vanessa Beecroft ad Achille Bonito Oliva, da Andrea Camilleri a Vincenzo Consolo, da Matteo Garrone a Gioacchino Lonza Tomasi, da Renzo Piano ad Arnaldo Pomodoro, passando per registi, direttori di teatri, musei, gallerie d'arte delle più importanti capitali europee, tutti hanno risposto all'appello lanciato da Nicolò Stabile, «agitatore culturale» come ama definirsi, per salvare il Cretto della «sua» Gibellina. In questi anni sono stati pochi gli interventi di manutenzione effettuati nella zona e scarse le iniziative di promozione turistica dei luoghi: nessuna segnaletica indica l'opera, né come arrivarci, non ci sono strutture che possano accogliere i visitatori e le strade di accesso sono malridotte. L'ex Chiesa di Gesù, ristrutturata dall'amministrazione comunale negli anni '90 insieme con una parte delle antiche fornaci di gesso attigue, e che avrebbe dovuto diventare il centro per i servizi per i visitatori del Cretto, è stata abbandonata e distrutta dai vandali. Il Cretto, di fatto, in tutti questi anni, non è stato mai completato e dei 95 metri quadrati previsti nel progetto di Burri, se ne contano 65 mila. I lavori furono interrotti nel 1989 e, negli anni seguenti, si sono succedute varie ipotesi di completamento. Nel 1991 il Comune di Ghibellina, proprietario dell'opera, ne fece redigere il progetto di completamento inserendolo in un più vasto programma «per la realizzazione di un parco urbano nel centro storico del paese». Un progetto approvato e finanziato per 2,6 miliardi di vecchie lire dall'assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia nel 1993. Ma per il succedersi di varie amministrazioni, il finanziamento andò perduto e, da allora, fatto salvo un tentativo di reperire fondi per l'ultimazione del Cretto datato 2005, ben poco è stato fatto.