Con i suoi 39 siti iscritti alla lista Unesco dei luoghi patrimonio dell'umanità, l'Italia detiene un primato mondiale. Ora questo immenso valore deve essere inserito anche nelle politiche attive dello sviluppo locale, poiché se è vero che i Beni culturali sono sufficientemente tutelati, è anche vero che molto deve essere ancora fatto sul versante della gestione per individuare le risorse nazionali, regionali, locali atte a sviluppare l'industria della cultura. In quest'ottica, ieri mattina il Sottosegretario per i Beni e le Attività culturali Nicola Bono ha presentato i seminari tecnici per la realizzazione dei Piani di Gestione dei siti Unesco. Per quanto riguarda le giornate di ieri e oggi, le regioni interessate al progetto sono Lazio, Marche, Sardegna, Toscana e Umbria. Tra novembre e dicembre verranno a sequenza realizzati altri tre seminari nelle diverse aree, alla fine dei quali ci sarà una prima conclusione sul nuovo percorso di gestione di questo patrimonio immenso e specifico. Il Ministero, in tal modo, sperimenta il primo sportello d'assistenza alle autonomie per guidare Un processo complesso e aperto alla collaborazione fra istituzioni di livello diverso, con obiettivi strategici e unitari, dall'individuazione delle eventuali minacce che compromettono l'integrità del sito all'identificazione delle opportunità che il valore del sito può dare alla crescita della comunità. "Vogliamo che gli amministratori locali siano consapevoli - ha detto Bono - della necessità e dell'importanza di corretti piani di gestione, anche perché a breve ci saranno richiesti dalla stessa Unesco. Dobbiamo quindi fare in modo che siano pronti entro il prossimo 30 aprile. Da almeno due anni - ha aggiunto il Sottosegretario - conduciamo una battaglia per impedire che il nostro Paese venga penalizzato rispetto agli altri. Nel 2000, infatti l'Unesco ha posto un doppio limite all'iscrizione di nuovi siti: in ogni anno, non più di 30 in tutto il pianeta e al massimo uno per Paese. In questo modo, noi che abbiamo ancora 46 siti in lista d'attesa, dovremmo aspettare quasi mezzo secolo per vederli iscrivere tutti: mi sembra veramente troppo. Una prima vittoria l'abbiamo ottenuta nell'ultima riunione, quando i siti sono stati portati a due l'anno per Paese e noi abbiamo potuto ricevere l'ambito riconoscimento per le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia e per la Val d'Orda". Il modello di piano sarà estese anche agli altri beni non ancora inseriti nella lista del patrimonio dell'Umanità, in modo che l'intero sistema degli attrattori culturali italiani sia candidato a svolgere un ruolo strategico nel nuovo paradigma dello sviluppo locale basato sulla cultura e sul turismo. Bono si è anche soffermato sul riconoscimento all'Italia, da parte dell'Unesco, del ruolo di paese-guida nella difesa del patrimonio mondiale minacciato da eventi bellici o calamità naturali. "Abbiamo dato vita - ha ricordato Bono - ai Caschi Blu della Cultura, per mettere in sicurezza beni, per limitare i danni, per suggerire gli interventi idonei. Nella città vecchia di Mostar, in Vietnam, Laos e Cambogia, in Angola, in Afghanistan e in Iraq, dovunque ci abbiano chiamato siamo andati a portare la nostra professionalità". Bono ha infine espresso un cauto ottimismo riguardo a una possibile composizione della rovente questione delle Isole Eolie, che ha visto infuriare le. polemiche intorno all'approvazione da parte dell'Assemblea Regionale Siciliana della deroga al Piano Paesistico.