«Non posso credere che Montezemolo abbia rinunciato a essere il paladino di questa grande occasione non solo per Roma, ma per tutto il Paese. Sono convinto e spero che anche lui si sia battuto perché questo progetto andasse in porto, visto che avrebbe creato lavoro, ricchezza e sarebbe stato una incredibile vetrina per l'Italia all'estero»: Maurizio Flammini, ex pilota e ad oggi a capo di un Gruppo di quasi 400 dipendenti che voleva portare i bolidi monoposto sulle strade dell'Eur, commenta così le indiscrezioni secondo le quali ci sarebbero state le pressioni del presidente della Ferrari, dietro la decisione di Bernie Ecclestone di non concedere due Gran premi all'Italia. Il patròn della Fi, nella lettera inviata ad Alemanno il 14 gennaio, è stato chiaro: «O Monza o Roma, o l'alternanza fra le due città». Flammini, il sogno del Gp all'Eur è sfumato? «No, diciamo che è messo da parte. Pronti, se si creano le condizioni, a tirarlo fuori e aggiornarlo». L'alternanza Roma-Monza è praticabile? «No, direi di no, anche se incontrerò gli organizzatori di Monza per trovare delle forme di collaborazione. Le sinergie fra i due Gp avrebbero potuto portare a un aumento degli spettatori e dei ricavi anche per Monza». Qualcuno ha suggerito: trasformiamo la gara all'Eur nel Gran Premio del Vaticano... «Se qualcuno lo ha ipotizzato, non siamo noi». E allora niente F1 a Roma? «Per adesso no. Ma potremmo pensare al progetto di un Gp speciale, però è presto per parlarne». Quanto ha investito finora il Flammini Group sul Gp a Roma, fra progettazione, spot tv e altro? «Oltre 14 milioni, che sono in corso di certificazione da parte dei revisori di Price Waterhouse». In una recente intervista aveva detto: abbiamo già assunto 26 persone. Saranno licenziate? «No, perché va avanti il nostre progetto Roma Formula Futuro. Vogliamo arrivare ad organizzare 50 eventi sportivi, culturali, di entertainment a Roma. Per esempio siamo diventati partner della Half Marathon Roma-Ostia e termineremo il 2011 con il grande evento culturale Le Vie della Seta». È deluso per come è andata? «Speravo e pensavo che potesse andare diversamente». Pentito degli investimenti fatti? «No, appunto perché tutto serve per spingere il progetto Formula Futuro. Però...». ...però? «.Sono deluso da chi si è schierato contro in maniera ideologica o per ragioni di comodo». Per esempio? «Quando abbiamo chiesto, a persone impegnate nella battaglia del no come la signora Cristina Lattanzi (del Comitato ambiente e salute dell'Eur, ndr), quali fossero le motivazioni della loro avversione, la risposta è stata: non ci deve essere il Gran Premio. Alle mie personali offerte di spiegazione dei vari aspetti, la risposta è sempre stata: non siamo interessati a discutere. Risulta evidente che l'attrazione fatale dello spazio mediatico mai avuto in altre occasioni ha fatto dimenticare alla signora Lattanzi ed ai suoi amici, l'interesse più ampio per la città e la popolazione». Il fronte del "no" ha denunciato il rischio speculazione «Ma di che parliamo? Si sarebbe trattato di 45 mila metri cubi da realizzare al Torrino per rientrare di parte dell'investimento. È l'0,5 delle cubature realizzate negli ultimi anni solo, nel XII Municipio di Roma ove incide l'Eur. In cambio avremmo riqualificato la zona del Tre Fontane, aumentando gli spazi verdi del 15 e regalando alla città impianti sportivi e spazi sociali. Senza considerare che ci sarebbero state migliaia di nuovi posti di lavoro. Il tutto finanziato solo con investimenti privati». E poi, sosteneva il fronte del "no", ci sarebbe stato l'inquinamento acustico... «Non sopportare sei ore di rumore all'anno contro la certezza delle creazione di migliaia di posti di lavoro è un atteggiamento profondamente egoistico». Qualcuno ha anche paventato danni al patrimonio storico e architettonico dell'Eur... «E dove erano queste persone quando è stato fatto esplodere il Velodromo, che era un pezzo di storia dell'architettura e dello sport? E comunque non avremmo danneggiato niente, anzi avremmo recuperato una zona adesso degradata, quella appunto del Tre Fontane». Lei è riuscito a convincere qualche ambientalista della validità del progetto? «Credo che il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, dopo avermi dato la possibilità di illustrargli il progetto, sia rimasto favorevolmente colpito». Ma secondo lei i romani sono favorevoli o contrari al Gp? «Secondo le nostre stime i favorevoli sono fra il 60 e il 68. Secondo l'Ispo di Mannheimer, istituto autorevole e sicuramente indipendente, i favorevoli sono oltre il 60, presenteranno il sondaggio completo nei prossimi giorni». Parliamo del rapporto con gli amministratori locali. Alemanno? «Ha creduto nel progetto, l'ho visto sbattere i pugni sul tavolo per sollecitare le varie strutture impegnate a velocizzare le procedure». Polverini? «Si è schierata a favore del progetto, battendosi insieme ad Alemanno e all'assessore comunale all'Urbanistica, Corsini». Zingaretti? «Nonostante la sua posizione politica antagonista alle amministrazioni comunali e regionali, ha sempre guardato al progetto con analisi critica ma attenta e partecipata e pur esprimendo perplessità non ha mai preso posizioni precostituite». E il rapporto con gli uffici pubblici? «Purtroppo uno dei problemi che ha determinato la posizione di Ecclestone è stata la lentezza con la quale il progetto è stato gestito nella fase amministrativa. Infinite pratiche burocratiche, troppi passaggi amministrativi, uffici inefficienti e sottodimensionati rispetto alle necessità imposte dalle leggi. Questa gestione borbonica della funzione amministrativa non ci ha certo aiutato».