Serve un giusto equilibrio tra tutela e fruizione Ritorna il tema del degrado dei beni culturali a causa della fruizione. Stavolta l'allarme arriva dall'Egitto dove si sta pensando di chiudere la tomba di Tutankhamon. Preoccupazione più volte avanzata anche a Roma, per tutelare i gioielli di famiglia: dalla Domus di Nerone, alla Cappella Sistina, ai Fori imperiali. È doveroso conservare per sempre il patrimonio archeologico più rilevante. Allo stesso tempo però bisogna conservarli per tutti ed è sbagliato non metterli in contatto diretto con chi è erede dei suoi valori. Coniugare le due cose (conservazione e fruizione) non è facile, anche perché quest'ultima è soprattutto turistica, dal forte impatto massivo, forse a discapito e disagio proprio dei locali e degli studiosi. La forbice all'accesso di un bene deperibile deve essere proprio la "motivazione all'acquisto". Concordo con la scelta della realizzazione di copie come si avanza di solito. Le tecnologie permettono soluzioni anche migliorative, in grado di raccontare e contestualizzare il bene, il più delle volte arrivatoci parziale, e farlo veramente fruire. Tale soluzione deve essere destinata a quel pubblico che vuole visitare per informarsi e per intrattenersi, per il quale l'antichità è accessoria. È giusto che il patrimonio originale, con adeguate tecnologie conservative, rimanga a disposizione di chi trae dalla sua storicizzazione un valore unico. Inoltre tale fruizione non deve essere a caro prezzo. Il prezzo elevato deve invece essere applicato alla fruizione multimediale per i turisti, che deve essere sempre nuova e innovativa. Sarebbe un modo per ridare accesso alla cultura locale ai residenti che spesso la disertano, per congestione e disaffezione. Tale forma di tutela dovrebbe essere regolamentata con un aggiornamento al Codice Urbani e al Codice appalti. Quest'ultimo impone che eventuali sponsor curino anche l'aspetto tecnico del restauro, vincolo che ha mandato deserta la recente gara per il Colosseo e che ha imposto all'interessato Della Valle di richiedere una successiva trattativa privata. Lo sponsor è chi vuole beneficiare di un valore condividendolo, non chi detiene un tecnicismo.